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«Temiamo per minori e malati. La pentola sta per esplodere»

L’allarme delle associazioni che si occupano di ospitalità. «Inaccettabile sospendere l’assistenza. Pronti a fare ricorso». In bilico decine di posti di lavoro

TRIESTE «Gli esponenti regionali della Lega sono invitati a venire a conoscere di persona i casi a rischio, sottoposti alla nostra attenzione, e quindi ad affermare pubblicamente che, secondo loro, è giusto che queste persone non abbiano diritto all’accoglienza». A lanciare l’affondo è Gianfranco Schiavone, presidente di Ics-ufficio rifugiati onlus, l’ente che gestisce l’accoglienza a Trieste e, in parte, anche a Gorizia. Schiavone riferisce che a Trieste «ci sono già un paio di situazioni molto brutte: mancati riconoscimenti dell’ex protezione umanitaria a casi delicati, gravi anche dal punto di vista sanitario. Al momento l’assistenza è garantita. Qualora non lo fosse più, faremo dei ricorsi. A breve la situazione potrebbe infatti diventare drammatica. E questo è solo un assaggio: si inizia appena a tentare di delineare un quadro della situazione. Prevedo un impatto violentissimo sui Servizi sociali, che dovranno farsi carico di minori, malati, famiglie che non avranno altro tipo di assistenza».

La situazione non sembra essere dissimile nel resto della regione: gli operatori dell’accoglienza, interpellati, rispondono con preoccupazione. In gioco ci sono anche tanti posti di lavoro. «Al momento non ci sono persone in strada - afferma il coordinatore dell’area goriziana di Ics, Gianni Barbera - ma solo perché non si è ancora presentata la situazione contingente. È difficile quantificare adesso quanti potrebbero essere colpiti dalla norma: è una pentola che sta per esplodere. Ci sono persone che, dopo un esito negativo della Commissione, hanno presentato ricorso; altre che ne attendono l’esito; altre ancora devono essere convocate per la prima volta. Cosa deciderà la Commissione per ogni singolo individuo?».


A Udine Giovanni Tonutti, dell’associazione Oikos, spiega che «solo da noi ci sono 7 o 8 persone che rischiano di finire in strada. Un paio di queste usciranno prima di Natale: aspettiamo solo la comunicazione formale della prefettura. Dove andranno? Lo si chieda al ministro Salvini». Oikos ospita 55 migranti ma, secondo i dati della Regione, nell’udinese sono presenti quasi duemila persone in ambito protezione internazionale. A Udine la situazione è inoltre complicata dal fatto che, a partire dal 1 gennaio, il Comune uscirà dalle convenzioni stipulate con la Prefettura, assieme alle realtà locali preposte alla gestione dell’accoglienza: la decisione è del sindaco leghista Pietro Fontanini. «A oggi non sappiamo cosa accadrà - prosegue Tonutti -. A rischio sono anche una settantina di posti di lavoro».

Sempre in Friuli Paola Tracogna, di Ospiti in arrivo onlus, spiega: «Noi non ci occupiamo direttamente di accoglienza ma offriamo kit igienici, vestiti, coperte e così via alle persone che non hanno dove dormire. Abbiamo già incontrato una decina di persone, escluse dall’accoglienza per effetto della legge Salvini. Sono perlopiù neomaggiorenni che, usciti dalla comunità per minori, senza garanzia di un’accoglienza nel sistema Sprar, adesso non hanno più dove andare. Si aggiunga che chi dorme all’addiaccio è perseguibile per legge: si tratta di una contraddizione che creerà marginalità, conflitto sociale e criminalità».
 

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