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Decreto sicurezza in Fvg, a rischio espulsione quattrocento migranti

In strada potrebbero finire i titolari di protezione umanitaria ora abolita per legge. Stop anche alla micro accoglienza. Prefetture al lavoro per studiare gli effetti

Dl sicurezza, Salvini e la Lega festeggiano l'approvazione: "La pacchia è finita"

TRIESTE Oltre 400. Tanti sono i migranti che, in Friuli Venezia Giulia, potrebbero finire in strada per effetto del decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini, ora legge. Il provvedimento cancella infatti la protezione umanitaria (concessa nel 2017 appunto a 419 persone) e limita fortemente l’accesso allo Sprar, prima modello unico per l’integrazione. Il pericolo è che anche qui si verifichi quanto accaduto negli scorsi giorni a Catania e a Crotone, dove centinaia di migranti (secondo la precedente normativa regolarmente presenti sul territorio nazionale) sono stati ufficialmente espulsi dai centri di accoglienza. Le nostre Prefetture sono al lavoro per adattare «la norma generale alla situazione locale» ma, secondo gli stessi commissari di governo, l’esito sarà univoco: «Queste persone diventeranno senza fissa dimora».



LE FORME DI PROTEZIONE

Per definizione ministeriale, il richiedente protezione internazionale, o asilo, è chi «fuori dal proprio Paese d’origine, presenta in un altro Stato domanda per il riconoscimento della protezione internazionale». Domanda che passa al vaglio di una delle apposite Commissioni territoriali, di competenza dell’Interno. La Commissione può rispondere alla richiesta con un diniego, oppure attribuendo al richiedente una delle forme di protezione previste dal nostro ordinamento. In Italia, fino a poco fa, le protezioni erano di tre tipi: lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria e quella umanitaria. È quest’ultima, come vedremo, a essere cancellata dalla legge di Salvini. La protezione umanitaria vigeva per quei casi in cui la Commissione, pur non accogliendo la domanda di protezione internazionale, riteneva potessero «sussistere gravi motivi di carattere umanitario» e autorizzava pertanto l’«eventuale rilascio di permesso di soggiorno per protezione umanitaria» (dl 286/1998).



LO SPRAR

È stato modificato anche il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), ovvero la «rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo». Sempre secondo fonti governative, a luglio 2018 in Italia erano attivi 877 progetti Sprar per un totale di 35.881 posti finanziati, con il coinvolgimento di 754 enti locali e oltre 1800 Comuni. Alla stessa data in Fvg erano presenti 12 progetti, per 429 posti in tutto. Diversi operatori del settore fanno notare la sproporzione tra i posti disponibili e l’effettiva domanda. Secondo i dati della Regione, in effetti, solo in Fvg a ottobre 2018 erano regolarmente presenti 4.775 persone in ambito protezione internazionale. L’incidenza sulla popolazione totale è, ad ogni modo, dello 0,4%.

LA LEGGE SALVINI

Con la conversione in legge del dl sicurezza e quindi la sua entrata in vigore, il 4 dicembre, a subire le modifiche più rilevanti sono permessi di soggiorno e Sprar. Il permesso umanitario (valido due anni per accedere a lavoro, servizio sanitario nazionale, assistenza sociale ed edilizia residenziale) è abrogato e sostituito da alcune sottocategorie, ristrette, di permessi. La protezione umanitaria, spiegano gli addetti ai lavori, era stata introdotta per dare piena attuazione all’articolo 10 della Carta costituzionale, che parla di cittadini stranieri ai quali «sia impedito» nel loro Paese «l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana».

Nessuno dei nuovi permessi, né il fatto di aver presentato domanda d’asilo, conferisce ora diritto di accesso agli Sprar, riservati solo a chi è già rifugiato e ai minori non accompagnati. Analogamente, secondo un’interpretazione della norma, chi è già titolare di permesso umanitario perde il diritto di accesso agli Sprar. Interpretazione contestata dal vicepresidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione Gianfranco Schiavone: «Tutte le domande presentate prima del 5 ottobre rientrano nella normativa precedente. Per il principio di non retroattività della legge, quindi, non dovrebbero verificarsi espulsioni dalle strutture di accoglienza straordinarie. Purtroppo questo è già accaduto altrove, in Italia, e temiamo le conseguenze anche in Friuli Venezia Giulia».

LE CONSEGUENZE

Il riferimento è quanto accaduto nel catanese: all’indomani della pubblicazione in Gazzetta del testo, decine e decine di persone, titolari di protezione umanitaria, sono state ufficialmente espulse dal Cara di Mineo, in Sicilia. Ad accoglierle, la strada. Idem a Crotone. Secondo quanto riferito dalle Prefetture, eventi analoghi al momento non si stanno verificando in Friuli Venezia Giulia. Ma potrebbe accadere a breve. Spiega il prefetto di Udine Angelo Ciuni: «Stiamo procedendo alla quantificazione, identificazione e localizzazione di coloro che non hanno più diritto all’assistenza e saranno pertanto allontanati dai vari centri.

La norma non lascia molto spazio all’interpretazione». Si ripeterà quanto successo a Catania e a Crotone? «Probabile - prosegue Ciuni -. Queste persone potrebbero diventare senza fissa dimora, come tante altre: smetteranno di essere nostra competenza. Non sappiamo quante siano: il calcolo è appunto in corso. Il processo è articolato, i tempi brevissimi. Stiamo studiando il testo, prima di applicarlo. Si tratta pur sempre di esseri umani». Situazione simile nell’Isontino: «È in corso una fase interlocutoria - afferma il prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello -, di adattamento della norma generale alla situazione locale». «Stiamo lavorando», taglia corto il prefetto di Trieste Annapaola Porzio. Non ha rilasciato dichiarazioni il prefetto di Pordenone Maria Rosaria Maiorino.

I NUMERI

Secondo il Report immigrazione Fvg 2017, l’anno scorso l’8,5% dei permessi di soggiorno in regione (ovvero 6.143) riguardavano l’ambito della protezione internazionale. Di questi, 419 sono stati rilasciati per motivi umanitari: proprio quel tipo di permesso che, ora, smette di esistere e cessa di garantire diritto all’accoglienza. Come anticipato dai prefetti, non è noto il numero attuale dei titolari di protezione umanitaria. Se si ipotizzano numeri simili a quelli del 2017, si può tuttavia immaginare che i nuovi irregolari, “creati” dalla legge Salvini, in Fvg saranno dell’ordine delle centinaia. —


 

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