Il Renoir di Italo Svevo rimane a Trieste assieme al “folle” Teatro di Vito Timmel

E il bronzo di oltre due metri dello scultore francese Emil Guillaume finisce nel salone di un’azienda triestina 

TRIESTE Il Renoir della collezione Fonda Savio (la famiglia di Italo Svevo), venduto nei giorni scorsi alla Stadion per 22.300 euro, non lascia Trieste. «Il quadro passa da una grande collezione triestina a un altro collezionista della città», dichiara con soddisfazione Furio Princivalli, direttore della casa d’aste.

L’opera di Pierre-Auguste Renoir, che ha una piccola spaccatura a lato e che non avrebbe sfigurato in un museo (il Revoltella, per esempio, non possiede nessuna opera del maestro impressionista), è un raro monotipo (un’opera unica dipinta su vetro e stampata su carta) che rappresenta una modella nuda sdraiata di schiena firmato con dedica a un amico:.«A m. amì... 1896 Paris». Nella dedica illegibile qualcuno intravvede il nome del pittore triestino Barison che però non ha frequentato Parigi a differenza di Umberto Veruda che ammirava Renoir e che è una presenza rilevante della collezione Fonda Savio. Sul retro il monotipo porta il timbro della Maison d’Art Goupil di Parigi, di un importante mercante d’arte di Degas, Toulouse Lautrec, Cezanne e Renoir. Non si conosce come l’opera sia entrata a far parte della collezione Fonda Savio. Nell’inventario si parla solo della collocazione (“il Renoir sta in alto...”).

Ma non è stata l’unica sorpresa uscita dagli oltre mille lotti battuti in sei tornate. A Trieste rimane anche il “Teatro” di Vito Timmel, esposto nel 2015 alla mostra di Sgarbi, “Museo della Follia”, a Mantova, che ha raggiunto i 9.200 euro di battuta. In mani triestine restano anche il Parin (“Preparativi per la serata” del 1915) e il Zangrando (“La festa dell’annessione in Piazza Grande”), proveniente dalla collezione Basilio di Trieste, che sarebbe perfetto per la galleria del Municipio.

“La délivrance” di Emil Guillume, una scultura in bronzo alta due metri e 22 centimetri, andrà ad abbellire il salone di un’azienda a Trieste. L’opera, realizzata nel 1914, rappresenta una donna nuda che brandisce una spada verso il cielo . Finisce, invece, a Milano il bellissimo “Paggio” di Leonor Fini battuto a 8.500 euro. «Sono andate molto bene - racconta sorpreso Princivalli - le opere dei pittori friulani, praticamente tutte vendute con l’exploit della ”Madre e figlio” di Anzil battuta a seimila euro (cinque volte la base d’asta)». Grande successo anche per le opere del pittore rumeno Sabin Balasa, che hanno triplicano la base d’asta dopo una battaglia estenuante in sala e al telefono con ben cinque compratori rumeni.

«Dalla Polonia e dalla Russia per gli argenti, da Buenos Aires per l’opera di Julio le Parc poi rimasta in Italia, da Vienna per l’argento firmato Josef Hoffmann. Tutti gli argenti venduti, tutti i tappeti venduti. Per noi un vanto portare il nome di Trieste nel mondo», aggiunge soddisfatto Princivalli. E finisce in Texas la scatoletta in tartaruga con applicazioni d’oro, regalo del Marchese Richard Wellesley al suo maggiordomo. —


 

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