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Trieste, negozio di detersivi sbarca in piazza Borsa

L'annuncio del sindaco in Consiglio comunale. Sarà al posto degli sportelli Unicredit. Dopo il market in piazza Unità un altro palazzo storico diventa sede di un’attività commerciale

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TRIESTE Un negozio Despar in piazza Unità e un negozio di detersivi in piazza della Borsa. Nel primo caso gli alimentari prenderanno il posto (115 metri quadrati) di quello che nel corso del tempo è stato pure un nightclub (Piccolo Mondo), un negozio di scarpe e poi una cinquina di bar falliti. Nel secondo caso i detersivi prenderanno il posto degli sportelli bancari di Unicredit (nello storico palazzo che fu sede del Credito italiano). Un ammorbidente dove un tempo si versano gli assegni al piano terra di della settecentesca palazzina Casa Romano, già ospitante la libreria F. H. Schimpff e dal 1921 sede del Credito Italiano, ristrutturata dall’architetto Giorgio Polli.

L’offerta commerciale del salotto buono di Trieste cambia volto. E a molti fa storcere il naso. A rivelare l’ultimo ingresso è il sindaco Roberto Dipiazza in Consiglio comunale mentre si discute la petizione popolare per la “tutela della piazza Unità d’Italia”, che ha raccolto 1.600 firme contro il negozietto Despar. «Volete sapere l’ultima chicca? In piazza della Borsa, nell’ex Unicredit, al semaforo, all’angolo con via Roma, un grandissimo negozio di detersivi. Pagano 20 mila euro al mese di affitto. Vogliamo opporci? Facciamo un’altra petizione?», attacca il sindaco per spiegare come sia anacronistico opporsi allo sbarco della Despar in piazza Unità. «Vince chi è in grado di pagare l’affitto. Ma di cosa stiamo parlando altrimenti? La Wind è arrivata in piazza con un contratto d’affitto. Non ditemi che è un bel negozio per una piazza come la nostra. E sarebbe uguale se domani mattina arrivasse un cinese e si mettesse a vendere chincaglierie. Se paga l’affitto possiamo opporci? Siamo contrari alla liberalizzazione del commercio e allo stesso tempo ci opponiamo allo svuotamento del centro storico», spiega il sindaco, che poi indirizza l’attenzione verso la chiesetta di San Sebastiano e San Rocco di Cavava, alla quale il Consiglio ha appena destinato 28 mila euro per realizzare una pala d’altare. «Per trent’anni a due passi da piazza Unità abbiamo avuto una chiesetta piena di ratti abbandonata da Dio e dagli uomini. Anch’io non sono molto contento che sotto la chiesa sia stata inserita una profumeria. Ma danno alla Curia ottomila euro al mese d’affitto».

La petizione dei cittadini, presentata da Fulvio Vida e Viviana Dal Cin, chiedeva al Consiglio e alla giunta comunale di vietare in piazza Unità «l’esercizio di alcune attività come minimarket, sale giochi, rivendita chincaglierie, pizza al taglio e cibo da strada in generale». La petizione è stata bocciata a grande maggioranza dal Consiglio. Solo il M5s, che in parte l’ha ispirata, ha votato a favore. Il problema era il termine usato di “supermercato”, che nel caso dei 110 metri quadrati della Despar appare esagerato. Il sindaco che, della materia, se ne intende non prende in considerazione supermercati al di sotto dei 400 metri quadrati.

«Sarà un negozio di altissimo livello come quello realizzato a Venezia nell’ex cinema Italia. Non hanno neppure lo spazio per i servizi igienici separati. E così ci saranno solo maschi. Non è neppure la metà della sala consiliare del Comune. La verità che lì prima ci sono stati cinque fallimenti di bar, prima un negozio di scarpe e prima ancora un night, il Piccolo Mondo», chiude Dipiazza. «E che night», assicura il dem Marco Toncelli. —


 

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