Contamination Lab palestra per studenti-imprenditori

Premiati i vincitori del percorso formativo dedicato a progetti innovativi e start up. Ai ragazzi l’Università darà la possibilità di fare un viaggio di istruzione in Israele

TRIESTE. Sono stati premiati ieri mattina nella sede dell’ex ospedale militare i vincitori del “Contamination Lab 2018”, vero e proprio percorso formativo dedicato a progetti imprenditoriali il cui fine è quello di far interagire ragazzi che fanno parte di distinte facoltà universitarie. Hanno preso parte al progetto una trentina di studenti i quali, divisi in gruppi, hanno presentato le loro idee ad alcune aziende del territorio che li hanno esaminati e giudicati.

Trieste, il Contamination Lab palestra per studenti-imprenditori



Tre le categorie di vincitori: il primo gruppo premiato, formato da Alessandro Chiappori, Damiano Baroni, Jacopo Fiore e Fabio Zoccolan, ha lavorato su un progetto denominato CaCo teso a valorizzare prodotti di scarto per ricavarne nuovi materiali. Il secondo team premiato, guidato da Simone De Toni, ha creato un sistema per l’utilizzo del trading online utilizzando l’intelligenza artificiale. Il terzo progetto, creato dal duo Silvio Baratto e Nicolas Bossi, riguarda l’ambito degli algoritmi all’interno dei social media, un progetto destinato in particolare alle aziende di medio-piccole dimensioni. A tutti loro l’Università darà l’opportunità, grazie al finanziamento di Lega Coop, di effettuare un viaggio d’istruzione di una settimana in Israele dove visiteranno l’università di Tel Aviv e le aziende presenti in loco.

L’evento ha fornito l’occasione per un dibattito, moderato dal vicedirettore de Il Piccolo Alberto Bollis, fra il rettore dell’Università di Trieste, Maurizio Fermeglia, l’onorevole Ettore Rosato e Pierpaolo Roberti, assessore regionale alle autonomie locali, presente al dibattito al posto della collega Alessia Rosolen, assessore competente per materia. Tema dell’incontro, la relazione virtuosa tra innovazione e trasferimento della conoscenza nell’intersezione dei livelli amministrativi nazionale, regionale e locale.

«Noi come Università abbiamo compreso che nel futuro ci sarà un’autoimprenditorialità maggiore rispetto all’attualità», ha spiegato il rettore Maurizio Fermeglia. «Da qui l’obiettivo di aiutare i giovani a crearsi il futuro tramite lavori un po’ meno tradizionali rispetto quelli ai quali siamo stati abituati. L’analisi della realtà universitaria ci dice che esiste un tasso di disoccupazione molto basso fra i laureati, il rovescio della medaglia però è dato dal fatto che il 65% degli studenti che oggi vanno alle elementari già sanno che non troveranno un lavoro. Ciò significa che le politiche di preparazione al lavoro sono ancora insufficienti».

E il Parlamento sta lavorando in questa direzione? «I governi della legislatura precedente – questa l’analisi di Rosato – ha varato la strategia più importante riguardante il mondo del lavoro degli ultimi 20 anni. Detto questo, bisogna ribadire che bisogna lavorare ancora molto su un aspetto sociologico del fare impresa: è necessario che nella società italiana prevalga il concetto che “se ci provo e fallisco non sarà nulla di drammatico».

«Compito della Regione – l’opinione dell’assessore Roberti – è quello di dare le risposte giuste all’università per aiutarla a formare i giovani e fornire all’azienda i presupposti per investire. Sicuramente una realtà come quella di “Contamination Lab” riesce a far dialogare questi due sistemi, ascoltando il territorio e favorendo l’offerta formativa». 

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