Il network “anti famiglie gay” innesca scintille a Palazzo

Bertoli e il Carroccio in pressing per l’adesione al progetto con capofila la Regione. Le opposizioni frenano. Il M5s: «Supporto a tutti, non solo al nucleo tradizionale»

TRIESTE «Il Comune di Trieste aderisca e dia il suo contributo alla creazione della “rete famiglia”, che vede la nostra Regione capofila del progetto nazionale voluto dal dipartimento delle politiche della Famiglia della presidenza del Consiglio dei ministri». Il consigliere leghista Everest Bertoli con una mozione firmata da tutto il suo gruppo in Consiglio comunale riporta in aula il tema della famiglia. E senza troppi giri di parole, non nasconde che l’obbiettivo sia quello di sostenere la famiglia naturale «con percorsi formativi anche all’interno delle scuole per valorizzare due parole meravigliose come “mamma” e “papà”».

Usciti dalla rete Ready, Regione e Comune di Trieste potrebbero, dunque, ritrovarsi fianco a fianco in questo nuovo progetto, che «intende, come ha spiegato di recente il governatore Fedriga, dare risposte alle numerose esigenze di quel nucleo che è fonte di vita e cardine della società». Una mozione dunque di indirizzo politico che ieri è stata al centro della seduta della Prima commissione presieduta da Antonio Lippolis.

«Considerando che in questo periodo il ruolo della famiglia viene posto sempre più sotto attacco, tenuto conto che è necessario promuovere il valore delle diversità tra uomo e donna quale elemento essenziale per lo sviluppo e la coesione sociale, (. . . ) si chiede alla giunta di aderire alla rete famiglia non appena la Regione avrà definito le modalità», si legge nella mozione appoggiata dal vicesindaco Paolo Polidori che anticipa l’intenzione del Comune di aderire al network “Comuni Amici della Famiglia”, interessato a diffondere sull’intero territorio nazionale una cultura promozionale a sostegno del benessere della famiglia, collaborando e supportando le altre amministrazioni comunali nell’implementare politiche innovative in ambito pubblico. «I due progetti possono convivere – ha precisato Polidori –, l’importante è che si traducano anche in concrete iniziative a supporto di chi ha figli».



Un invito a ritirare la mozione è arrivato invece dalla consigliera di opposizione Maria Teresa Bassa Poropat (Insieme per Trieste): «È curioso che questa mozione venga portata oggi in aula visto che chiede di aderire a una rete della quale non sappiamo ancora nulla. E poi cosa c’entra il citato “valore della diversità tra uomo e donna” in un contesto che tratta il tema della famiglia?». Perplessità su un’adesione “a scatola chiusa” alla rete sono state espresse anche dal presidente del Consiglio comunale, Marco Gabrielli, e dal capogruppo del M5s, Paolo Menis. «Stiamo parlando di una sorta di pre-adesione a un progetto – ha sottolineato il pentastellato –, alla cieca, per spirito di partito. Inoltre, siamo ovviamente tutti favorevoli a politiche a sostegno della famiglia, della natalità, ma se questa mozione intende dire che esiste un’unica famiglia, quella formata da uomo e donna, sposati in chiesa, mentre quelle tra divorziati, separati, tra uomini o tra donne devono essere nascoste sotto il tappeto, allora non mi sta bene».

Secondo Elena Danielis del M5s, «ci sono aspetti preoccupanti nella mozione: in primis l’accenno della divisione dei ruoli tra uomo e donna nella società. Quali sarebbero le diversità da mettere in luce? A me sta bene aiutare le famiglie, ma bisogna capire in che modo e chi ne porta il peso all’interno della società». Chiede invece meno parole e più azioni concrete il forzista Michele Babuder: «Io non posso che essere favorevole al fatto che il Comune affianchi la Regione su questa proposta – ha spiegato – ma al di là della forma deve esserci la sostanza. La concretezza e la connessione ideologica si estrinsechino in azioni che agevolino l’istruzione, l’accesso ai ricreatori, il trasporto, sportelli a supporto della gentitorialità in ambito sociale».

Tema, quello della famiglia, caro al consigliere Salvatore Porro che ha dichiarato il suo partito, Fratelli d’Italia, fin da subito «favorevole a qualunque proposta che tuteli la famiglia composta da uomo e donna. Io sono un fan delle politiche per la famiglia di Trump e Putin. Questa amministrazione potrebbe creare una tessera per la famiglia che preveda sconti per chi ha dei figli. Giorgia (Meloni, ndr) ha proposto l’Iva al 4 per cento su tutti i prodotti per l’infanzia».

Ha colto l’occasione di una commissione sul tema della famiglia per rispolverare i suoi “cavalli di battaglia” – contestati ieri in aula dai banchi del Pd – il consigliere di Forza Nuova, Fabio Tuiach: «Sono per la famiglia tradizionale, quando ho detto “culimonio” mi hanno contestato, come quando ho ricordato che il femminicidio è una falsa paura. Non si parla di “trattoricidio” ma ci sono le stesse probabilità che si verifichi all’interno della famiglia». —


 

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