Dieta speciale in mensa per un alunno su 5. Il picco alla Duca d’Aosta: 90 menù ad hoc

I pasti differenziati oltre a 226 bambini riguardano 20 insegnanti. Una variabile per motivi religiosi e intolleranze alimentari

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MONFALCONE Chissà cosa accadrebbe se, per una volta, fossero i bambini a dare un voto. E magari proprio alla refezione, visto che in fondo per molti piccoli monfalconesi il pasto principale della giornata si consuma sui deschi di una mensa scolastica. I menù sulla carta risultano variegati e contemplano perfino delle specialità gastronomiche che qualche anno fa avrebbero stentato ad apparire nella programmazione culinaria pubblica: il minestrone di fagioli, il cous-cous, la pizza mozzarella e pomodoro, le gallette di riso, la lonza di maiale o la pasta col pesto fresco. Sicuramente le abitudini alimentari sono cambiate, l’attenzione agli aspetti salutistici aumentata. Oggi i pasti, si tratti di gnocchi di semolino o della platessa, sono assemblati osservando specifiche linee guida regionali e ministeriali.

C’è poi pure un ampio capitolo dedicato alle diete speciali per «comprovate situazioni patologiche» che richiedono una formale e specifica richiesta da parte dell’utenza, supportata anche da un certificato medico; alle diete per esigenze etnico-religiose, sempre esigibile solo con domanda scritta; e alle diete in bianco, riservate agli alunni convalescenti da malattie gastrointestinali, per un massimo di due giorni: pure qui va espressa formale richiesta. Per i casi “no glutine” viene invece fatto uso del prontuario dell’Associazione celiachia, la quale indica quali siano gli alimenti sicuri.



Esiste un modulo già predisposto che va consegnato a inizio anno al personale di segreteria. In tutti i tipi di dieta la ditta (il servizio mensa è affidato in concessione alla Cir food di Reggio Emilia) è tenuta a fornire un menù sostitutivo proposto dall’Azienda sanitaria il più possibile simile a quello vigente.

Non si ha la distinta tra diete speciali e religiose, ma i numeri complessivi sì ed evidenziano come il “record” di istanze sia detenuto alla Duca d’Aosta, scuola primaria del rione Centro, dove peraltro storicamente si concentra la comunità straniera più consistente, quella bengalese, con 90 richieste da parte di alunni e 3 da insegnanti, seguita a ruota dalla Cuzzi (32 per i soli scolari) e la scuola d’infanzia Gramsci (30 e 4 per le maestre). Poi si collocano la Tartini (27 e 2), la Cellottini (18 e 0), la Poma (13 e 3), la scuola d’infanzia di via Roma (7 e 2), il nido di via Cosulich (3 e 2), l’asilo Collodi (2 e 3) e il nido di via Tagliamento (2 e 1). Si mangia invece tutto quel che passa il convento, come si suol dire, alla secondaria Randaccio: nessuna richiesta particolare per menù religiosi o malattie. Il numero totale di diete, cioè di pasti differenziati forniti in città è pari a 226 per gli alunni e 20 per gli insegnanti. Comunque non un numero irrisorio, dal momento che, stando agli ultimi dati, sono un migliaio, precisamente 1.084 gli iscritti al servizio. I menù “speciali” rappresentano quindi il 20%.



Quanto ai costi a carico delle famiglie, l’amministrazione Cisint non ha previsto fasce di esenzione totale. Tradotto: nessuno si può sedere gratis alla tavola delle scuole cittadine di ogni grado. Per i nuclei familiari con Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) sotto i 5 mila euro un pasto costa 1 euro. Per Isee tra 5 mila e 8 mila euro c’è invece una riduzione del 50% e tra 8 e 15mila euro del 15% del costo del pasto.

A differenza di alcuni anni fa, quando la morosità nel servizio assumeva i contorni di una vera e propria piaga, pare ora ricondotto a sembianze fisiologiche il fenomeno dei “ritardatari”, diciamo così. Evidentemente ha dato i suoi frutti stabilire che si può aver accesso agli sconti solo se si risulta in regola coi versamenti, pur se persiste ancora la tendenza a non saldare il debito quando l’alunno si avvia alla conclusione di un ciclo scolastico. –


 

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