La comunità islamica di Trieste “licenzia” la sua guida spirituale

Allontanato a sorpresa l’imam Akkad. «Non è più in linea con l’associazione e non rispetta le regole»

TRIESTE La comunità islamica di Trieste espelle il suo imam. Nader Akkad, siriano, ingegnere e già ricercatore Ictp, è stato rimosso dal suo ruolo di guida religiosa e di membro del direttivo del Centro culturale islamico di Trieste e della Venezia Giulia. Lo afferma una lettera datata 19 novembre, firmata dal presidente del Centro Saleh Igbaria e indirizzata ai capi delle comunità religiose di Trieste. Il testo dichiara che «a seguito di gravi irregolarità riscontrate nel comportamento di Akkad, il direttivo del Centro, all’unanimità dei presenti, ha dovuto procedere alla sua espulsione». Il testo precisa che è la prima volta che il Centro prende una decisione «di tale gravità» sin dalla sua fondazione nel 1988 e motiva la scelta con «l’impossibilità per Akkad di relazionarsi all’interno della rete organizzativa dell’associazione in funzione di un bene comune». L’imam è accusato di essersi «sistematicamente sostituito al presidente senza autorizzazione dello stesso e nonostante i ripetuti richiami verbali, partecipando a incontri e eventi».

L’imam è «a seguito dell’espulsione diffidato a presentarsi a nome della comunità islamica o del Centro culturale islamico di Trieste e della Vg. Per tutte le occasioni di incontro istituzionale l’unico e solo rappresentante è, come da statuto, il presidente Saleh Igbaria». Akkad è inoltre accusato di essersi «indebitamente appropriato» del titolo di imam «senza aver ricevuto alcun mandato dall’associazione né da altre autorità». «Quel che ha fatto scattare la sanzione più pesante - prosegue la lettera - è tuttavia il fatto che si sia recato qualche mese fa, in rappresentanza del Centro, alle elezioni nazionali dell’Unione delle comunità islamiche italiane senza autorizzazione del direttivo e, anzi, verosimilmente alterando le firme non di pugno del presidente».


Accuse a cui replica punto su punto il legale di Akkad, Fabio Petracci dello studio Petracci-Marin. «Sostengono che si sarebbe appropriato indebitamente del titolo di imam? Falso - spiega -. Lui è un imam a tutti gli effetti: ha conseguito uno specifico master di studi in Italia». E false, prosegue il legale, sono anche tutte le altre contestazioni mosse nella lettera voluta dai vertici della comunità e lanciate, a suo giudizio, per nascondere motivazioni di tutt’altro tipo. «Akkad ha ottenuto la cittadinanza italiana, ha sempre predicato la pace. Quella lettera è un modo inopportuno di mettere sulla piazza una persona, che in verità è accusata semplicemente di non essere in linea con una parte della comunità. Una parte che potrebbe essere radicale: questo almeno è il sospetto. Akkad concepisce un Islam aperto, in alcune prediche ha chiamato “fratelli” cristiani ed ebrei e ha invitato i musulmani a pregare per l’Italia e per l’Europa: ciò ha creato scandalo in alcuni. Esporremo una causa, affinché l’imam sia riammesso dal giudice nelle sue funzioni all’interno comunità». L’avvocato aggiunge che l’imam di recente è stato «aggredito fisicamente da un cittadino turco, che gli ha tirato un borsone in testa: è stata sporta denuncia».

Impossibile otte nere un commento sulla vicenda, e una replica ai sospestti mossi dal l’avvocato Petracci, da parte di Saleh Igbaria. Il presidente del Centro islamico, infatti, ieri non è risultato reperibile al telefono. Chi ha risposto invece alla chiamata e ha accettato di parlare è invece Nader Akkad. «Spero che il Centro rivaluti la sua decisione - si limita a commentare -. Apprezzo gli attestati di solidarietà che mi sono arrivate da tante parti, anche da esponenti di altre religioni. Continuerò nel mio impegno nella diffusione dell’integrazione e del dialogo». —


 

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