«Gravi indizi contro Campanile»: il medico non convince i magistrati

L’interrogatorio dal gip, che ha confermato la sospensione, non ha «minimamente» scalfito le accuse

TRIESTE Gli indizi a carico di Vincenzo Campanile, il rianimatore del 118 indagato per omicidio volontario e falso in atto pubblico per nove casi di morte sospetta, restano «gravi», schiaccianti. La sua versione dei fatti, resa nei giorni scorsi nell’interrogatorio davanti al gip Luigi Dainotti, non ha «minimamente» scalfito l’impianto accusatorio dei pm Cristina Bacer e Chiara De Grassi. Il gip ha infatti confermato la sospensione del dottore dall’esercizio della professione medica, rigettando così la richiesta di revoca della misura interdittiva avanzata dal legale che difende Campanile, l’avvocato Alberto Fenos di Pordenone.



Le iniezioni di propofol e di altri sedativi (morfina, diazepam e midazolam) che il medico ha somministrato agli anziani ammalati, durante le operazioni di soccorso avvenute nelle loro abitazioni, potrebbero dunque aver provocato o comunque accelerato il decesso dei pazienti.

Sono nove le persone che, secondo l’inchiesta della Procura, sarebbero morte proprio a causa di quei medicinali. Il gip aveva ritenuto sussistente la «gravità indiziaria» in relazione a quattro di quei casi. Per otto resta comunque valida l’accusa di falso in atto pubblico: Campanile non avrebbe indicato sulle schede di intervento del 118 l’impiego di quei farmaci, dichiarando invece di aver messo in atto le attività rianimatorie. Ma le testimonianze dei presenti, infermieri compresi, lo hanno smentito.



Nell’interrogatorio del gip, Campanile ha accettato di parlare soltanto di un unico episodio, quello della morte dell’ottantunenne Mirella Michelazzi, deceduta il 3 gennaio nella casa di cura Mademar. Il medico ha somministrato il propofol, anche dinnanzi alle richieste del figlio che domandava con insistenza il ricovero della madre in ospedale. Poco dopo la donna è deceduta. In merito a questa vicenda, il rianimatore ha ripetuto in buona sostanza quanto già affermato ai pm: si è limitato a ribadire che il suo operato nei confronti dell’anziana è stato legittimo.

Perché dunque Campanile usava quei farmaci, senza peraltro annotarne l’impiego? Si trattava, a suo avviso, di sedazione palliativa terminale per lpersone in punto di morte. «Non possiamo che ribadire come le condotte attribuite al dottore appaiono lecite sotto il profilo normativo, medico-scientifico e deontologico», evidenziava l’avvocato Fenos. «Lungi dall’essere una scelta personale e/o ideologica, la sedazione in occasione di morte imminente è una terapia medica a tutti gli effetti».

Ma la versione di Campanile non ha finora convinto nessuno: né i pm né il gip. E rispetto a tutti gli altri otto casi, il rianimatore del 118 si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il legale, nel frattempo, ha già presentato al Tribunale del riesame l’istanza di revisione del provvedimento del giudice, cioè la sospensione dalla professione medica: Campanile vorrebbe tornare al lavoro. I magistrati si pronunceranno entro una ventina di giorni. —


 

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