In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Crocefisso obbligatorio negli asili: «Un abuso inaccettabile che umilia i non cattolici e va contro la Costituzione»

Rappresentanti delle diverse confessioni cristiane e delle altre comunità religiose in rivolta. D’accordo solo Igbaria del Centro islamico. Don Malnati resta in silenzio: «Non conosco il testo»

2 minuti di lettura

Tetto agli stranieri nelle scuole, il caso di Trieste

TRIESTE L’obbligo di esporre il crocifisso negli asili comunali di Trieste «in ogni spazio didattico», divide i cristiani e innesca la rivolta dei rappresentanti di altre religioni. Va giù duro Dieter Kampen, pastore delle Comunità evangeliche elvetica, metodista e valdese: «Questo uso del crocifisso è in realtà un abuso: così diventa il simbolo identificativo di un’unica cultura e, di conseguenza, un mezzo di potere nei confronti delle altre. Il significato della croce invece - prosegue - è opposto: non si può imporre agli altri. Abbiamo sempre ritenuto che lo Stato, e quindi la scuola, debbano essere neutrali rispetto alle varie confessioni. Si dovrebbe evitare di sovraccaricare i luoghi pubblici di simboli».

Il rabbino Alexander Meloni si dice «stupito perché, a quanto ricordo, in Italia esiste una legge che separa Stato e Chiesa. Un provvedimento simile mi sembra quasi anticostituzionale: non è normale, nel senso che non è la norma. Mi sembra discriminatorio e poco rispettoso verso le diversità. Un luogo pubblico dovrebbe essere neutro. Portando questa logica alle estreme conseguenze, allora anche le altre minoranze religiose italiane hanno diritto ad avere un proprio segno nelle scuole. Ancora di più a Trieste: mi sorprende - conclude - che abbia fatto passare una mozione del genere proprio il sindaco Dipiazza, che si è sempre dimostrato attivo nel promuovere l’armonia in città».

Trieste, Dipiazza e il limite del 30% di bimbi stranieri a scuola: è giusto?



Per la comunità serbo-ortodossa parla il presidente Zlatimir Selakovic, mentre il pope Raško Radovic al momento tace, in assenza del via libera da parte del vescovo. «Si rischia di sminuire il valore del crocifisso, appendendolo ad ogni angolo - afferma Selakovic -. Per il resto, noi preghiamo lo stesso Dio e la stessa croce: quest’ultima per me può, anche essere la benvenuta ma mi rendo conto che potrebbe essere una mancanza di rispetto verso le altre religioni, pur riconoscendo che l’Italia è un Paese cristiano. Mi chiedo però quale sia lo scopo di un simile provvedimento: per me si potrebbe trovare un modo di convivere tutti pacificamente, senza esagerare».

Si schiera invece a difesa della giunta, a sorpresa, il capo della Comunità islamica, Saleh Igbaria: «Le linee guida dell’Islam impongono di rispettare qualsiasi simbolo religioso. L’Islam desidera che anche gli altri credo si rinforzino. Il Profeta insegna: “Sarà benedetto qualsiasi luogo di culto e, laddove verrà lodato Dio, sarà un luogo benedetto”. Sono contento quindi di questo provvedimento: tutte le religioni sono una grande famiglia. Non abbiamo il diritto di costringere l’altro: se un musulmano distrugge la bottiglia di vino di un cristiano, deve non solo ripagare il danno, ma pagare pure una multa religiosa».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Trieste, crocifisso obbligatorio negli asili, comprese palestre e mense]]

Quando gli si fa notare che qualcuno potrebbe obiettare che le scuole non sono luoghi di culto, Igbaria replica: «L’Occidente purtroppo ha distinto i luoghi. Per i musulmani, luogo di culto è dove si compie un atto di culto. È, ad esempio, laddove un uomo lavora per guadagnare il pane per la sua famiglia, poiché così obbedisce a un precetto divino. Idem per le scuole: per il Corano si deve “studiare dalla culla alla tomba”». Anche a padre Costantin Eusebio Negrea, della Comunità romena ortodossa, «la presenza del crocifisso sembra cosa giusta, che fa bene. Ma poi c’è la diversità, che è la ricchezza di Trieste». Padre Gregorio Miliaris, della Comunità greco-orientale, risulta invece irraggiungibile, in quanto all’estero, come anche il pastore della Chiesa evangelico luterana Aleksander Erniša.

Un punto di vista diverso ancora è quello di Claudio Caramia, membro del direttivo nazionale di Religioni per la pace: «La conoscenza reciproca tra le religioni dev’essere rafforzata. Invito tutti a partecipare alle feste religiose di tutte le comunità cittadine. Dove c’è sincera ricerca del divino, c’è autentica comunione tra gli uomini: Dio è uno, le strade sono tante. Quindi io non sono contrario al crocifisso nelle scuole, anzi: aggiungerei pure i simboli di tutti gli altri credo». E la Curia? Monsignor Ettore Malnati, vicario episcopale per il Laicato e la Cultura, non commenta: «Non avendo in mano il regolamento, non posso dire niente». —


 

I commenti dei lettori