Svolta verde con addio all’acqua nel futuro di piazza Sant’Antonio

Incarico affidato dal Comune all’architetto Bradaschia. Niente riapertura del Canale davanti alla chiesa

I progetti per piazza Sant'Antonio-Canal Grande

TRIESTE Tanto per cominciare, il Canal grande non bagnerà i piedi della chiesa di Sant’Antonio. Troppo costoso, a principiare dallo scavo per finire alla manutenzione. Inutile riaprire la via d’acqua che era stata interrata negli anni Trenta: se non c’è destinazione d’uso, ovvero la navigabilità, che bisogno c’è di ripristinare il Canale?

Quindi, esclusa l’ipotesi idrica che era piaciuta alla precedente era Cosolini, «la piazza dovrà essere piazza»: l’asserzione, volutamente tautologica, è da attribuirsi a Maurizio Bradaschia, 56enne architetto e docente all’Università di Trieste. Ha ricevuto l’incarico dal Comune, di cui fu assessore all’Urbanistica nel primo Dipiazza. L’affidamento, retribuito con poco meno di 50 mila euro Iva compresa, rientra nel quadro delle rotazioni professionali per i lavori sotto-soglia: il compito è di sottrarre dall’attuale mestizia uno degli scorci “nobili” della cartolina e dell’architettura cittadine.



Il progetto è quasi pronto e potrebbe esaurire la parte cartacea addirittura entro l’anno. «Non ricerca scalpore o trasgressioni gratuite - chiarisce la relazione alla fattibilità tecnica e economica - ricerca compostezza». Bradaschia spiega che il lavoro si basa essenzialmente su tre elementi «senza forzature»: la fruibilità quotidiana, il verde, l’arte contemporanea. Fruibilità quotidiana, nel senso che una piazza deve essere vissuta, «i bambini ci giocano, gli anziani ci leggono il giornale». E deve essere vissuta 365 giorni all’anno, in qualsiasi stagione. Essendo in condizione di ospitare qualsiasi tipo di manifestazione. Se oggi questo non accade - a giudizio del progettista - è perché l’aiuola (dove tra l’altro si tiene il mercato una volta in Ponterosso) è inguardabile e la fontana raramente idratata fa tristezza. Si provvederà con un «arredo sobrio e minimale».

Uno dei rendering che ipotizzano la nuova veste di piazza Sant’Antonio, affidata a Maurizio Bradaschia: non si tratta del progetto vero e proprio


Il verde rammenterà gli alberi in via dell’Orologio, il breve tratto di strada dove s’affacciano l’entrata di servizio della Regione, gli hotel Duchi e Vis à vis. La pavimentazione seguirà il sedime del canale, “scortata” dai fanali della pubblica illuminazione, che asseconderanno «le qualità prospettiche del luogo». Perché Bradaschia e il suo staff, Massimiliano Modena e Alessandro Fuchs, non dimenticano evidentemente la connessione con la parte dove il Canale continua a scorrere: tra le suggestioni urbanistico-architettoniche-paesaggistiche preferite, un posto di rilievo va alla possente mole neoclassica della Gran Madre torinese. La planimetria riprende - argomenta ancora la relazione - «il ritmo del colonnato che disegna ... geometrie conosciute e in continuità con l’immagine della città».



Il riferimento all’arte contemporanea è forse il capitolo più nuovo dell’impostazione progettuale, condivisa passo per passo con il sindaco Roberto Dipiazza e con il direttore dei Lavori pubblici, Enrico Conte. Bradaschia pensa di collocare un’opera all’angolo nord della piazza all’intersezione con via Filzi, più o meno dove adesso ci sono i bidoni della spazzatura. In deliberato fuori-asse rispetto al centro della piazza, per dare tono a un corner che sarà liberato dal pattume, in parola di essere spostato dall’altra parte della stessa via Filzi. Niente auto nello spazio urbano rinnovato. In via Rossini e in via Bellini ipotizzata una zona di carico/scarico.

L’inserzione di scultura contemporanea, quasi a “ringiovanire” l’assetto neoclassico della piazza, è frequente in molti risultati dell’odierna urbanistica: Bradaschia cita esempi illustri, Anish Kapoor a Versailles e a Chicago, Arnaldo Pomodoro ai Musei Vaticani, Massimo Scolari alle Zattere veneziane.

Bradaschia non cela la soddisfazione per questo incarico. Da tempo la committenza pubblica triestina non rientrava nel curriculum. «Ho vinto il German design award 2018, sto riprogettando l’area check-in dell’aeroporto di Bologna, l’ospedale Torrette ad Ancona, il centro storico di Praia a mare in Calabria: francamente mi rattristava essere ignorato nella mia città». —


 

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