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Trieste, sì alle pistole per i vigili urbani e al tetto del 30% di stranieri negli asili

Lo “show” della Lega per ottenere nuovi scranni ritarda l’esame del testo sulle armi e la discussione sulle scuole d'infanzia

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Tetto agli stranieri nelle scuole, il caso di Trieste

Aggiornamento delle 8.45 di martedì 27 novembre: Le due delibere all'ordine del giorno del Consiglio comunale di ieri (in realtà della notte, visto che si è concluso alle 3.45 circa) sulla dotazione dell’armamento della polizia locale e sul Regolamento delle scuola d’infanzia del Comune di Trieste sono state entrambe approvate con i voti della maggioranza. A opporsi Pd e M5S. "In entrambi i casi - commenta il capogruppo Pd in aula Fabiana Martini - non c'è stata alcuna minima apertura da parte della maggirnanza per accogliere nemmeno uno dei nostri emendamenti, come sempre. Nessuna sorpresa. Per l'armamento più volte noi del centrosinistra abbiamo cercato di creare un dibattito, ma niente". Oltre al tetto del 30% per i bambini stranieri nelle classi, resta invariata nella delibera l'ora di religione.Poco prima che terminasse il Consiglio comunale è stata fatta inoltre propria dalla giunta una mozione del Pd sulla situazione occupazionale della cartiera Burgo. 

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TRIESTE Prima le “careghe”. Prima degli italiani , prima dei triestini e prima dei bambini. All’ordine del giorno ci sono due delibere pesanti (Dotazione dell’armamento della polizia locale del Comune di Trieste e Regolamento delle scuola d’infanzia del Comune di Trieste), eppure il Consiglio preferisce perdere un’ora e mezza per decidere sugli scranni in aula del gruppo della Lega Nord, salito a otto dopo gli ultimi due arrivi dalla Lista Dipiazza (Francesco Bettio e Barbara Dal Toè). Antonio Lippolis, capogruppo in via di uscita (visto il suo imminente salto in Regione), riesce pesino a far votare una mozione d’ordine. «Chiediamo di avere uno spazio dove poter stare uniti, visto che un gruppo è tale se rimane unito». Mozione bocciata a maggioranza. Così la Lega decide di occupare brevi manu gli scranni di fronte che nelle ultime legislature erano stati lo spazio della sinistra e degli ultimi comunisti.

Alla fine della delibera sulle armi ai “tubi” si inizia a parlare alle 20 passate. Non passa neppure l’inversione delle delibere decisa dalla riunione dei capigruppo e proposta in aula da Fabiana Martini (Pd). Piero Camber parla a favore dicendo che il regolamento delle scuole d’infanzia è più importante visto che sta già producendo dei ritardi nelle iscrizioni. Ma Lippolis, dal nuovo scranno, si oppone all’inversione lasciando nello sconcerto Camber. Un altro piccolo dispetto all’interno della maggioranza, dove ormai è la Lega a dettare legge.

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Il voto sulle delibere va in scena nella notte. A tardissima notte, quando i bambini, quelli sulle scuole d’infanzia, dormono. La maggioranza, diventata a trazione leghista, ha i numeri che bastano. Il sindaco Roberto Dipiazza e il vicesindaco Paolo Polidori sono allineati su entrambe delibere. «Senza armi non possiamo mandare i nostri agenti in Porto vecchio alle tre di notte. I tre quarti della polizia locale d’Italia ha le pistole. Solo Ancona non è ancora armata» introduce il sindaco. «Quello dell’armamento è uno dei punti cardine della nostra legislatura. Stava nel programma del centrodestra», aggiunge Polidori. «L’armamento serve. Questa mattina una negoziante mi ha segnalato la presenza di un barbone di etnia rom con problemi di saluti davanti al suo negozi in via Carducci», spiega il sindaco. E sull’esempio non proprio calzante e corretto si scatena l’opposizione. «Che ci azzecca con le pistole il barbone che sta davanti al supermercato», sbotta Marco Toncelli del Pd. «Ci sta anche l’attenzione sul barbone che vuole fare il barbone», aggiunge Polidori, che rilancia promettendo indennità e pistole a domicilio per gli “urbani” (per addolcire i sindacati).

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) E Polidori apre al concorso bis dopo l’ultima “strage” di aspiranti agenti]]

In apertura di seduta, dopo una sola domanda di attualità (quella di Vincenzo Rescigno su un volantino filopalestinese visto a Next due mesi fa), c’è stato il tempo per commemorare con un minuto di silenzio la scomparsa di Claudio Pandullo. «Il dottore che sapeva ascoltare il cuore», come ha ricordato Dipiazza. Altro che la politica. —


 

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