La morte solitaria si trasforma in un giallo a Gorizia. Sigilli all’abitazione e disposta l’autopsia

L’intervento dei carabinieri nell’abitazione di via Formica. Fotoservizio Pierluigi Bumbaca

Non ci sono segni di violenza, ma il magistrato vuole capire il decesso in via Formica di un infermiere del Pronto soccorso



GORIZIA Un malore fatale. O un atto deliberato, un suicidio. Queste le due ipotesi su cui stanno lavorando i carabinieri di Gorizia dopo aver trovato il corpo senza vita di un quarantatreenne nella sua abitazione di via Formica. Non vengono fornite né le generalità né le iniziali dell’uomo. Si sa soltanto che di professione faceva l’infermiere, pare al Pronto soccorso.


Ma c’è un particolare, non assolutamente secondario, che tutti hanno potuto notare, trovandosi l’appartamento fronte strada, lungo via Formica. E che sta alimentando un piccolo giallo. Su una delle tapparelle è stato affisso il cartello «Locale posto sotto sequestro». Una decisione presa dal Magistrato di turno. Perché? A spiegarlo il maggiore Andrea Missio, comandante della compagnia carabinieri di Gorizia. «Si procederà con l’esame autoptico per capire le motivazioni che hanno portato al decesso. Si tratta di uno scrupolo del Magistrato», annota il militare dell’Arma.



Ma quali sono i dubbi, quale le motivazioni che hanno portato a “cristallizzare” il luogo del decesso? Il corpo privo di vita è stato trovato a letto. Probabilmente, la morte è sopravvenuta nella notte fra giovedì e venerdì. E l’allarme, visto che il 43enne non dava notizie di sè, è stato lanciato nel primo pomeriggio di venerdì. L’abitazione era perfettamente chiusa dall’interno, nessun segno di effrazione, porte e finestre sbarrate: tant’è che i vigili del fuoco hanno dovuto forzare una finestra per entrare e consentire l’accesso anche al personale sanitario e ai carabinieri. A quel punto, la macabra scoperta: l’uomo era deceduto, disteso sul letto. Vicino nessun medicinale, nessuna boccetta, niente che potesse far pensare a un’ingestione massiccia e sregolata di farmaci risultata poi fatale. Non è stato trovata nemmeno una lettera di commiato o un biglietto che spiegasse un eventuale, tragico gesto. Nulla di nulla. I carabinieri, però, setacceranno i social network perché capita spesse volte, in situazioni come queste, che annunci così privati e riservati vengano “diffusi” nel tritacarne del web.

Resta l’altro scenario: il malore fatale. Ma c’è un altro particolare che ingarbuglia la vicenda: «L’uomo non era seguito da alcun medico di medicina generale, per cui non sappiamo se soffrisse di qualche particolare patologia».

Quello che invece i carabinieri escludono è l’omicidio. Perché l’abitazione era perfettamente chiusa dall’interno e non c’era nessun tipo di segno di effrazione. «Inoltre il medico legale, attraverso una prima ispezione cadaverica, ha escluso la presenza di segni di violenza sul corpo dell’uomo». Eppure, il Magistrato vuole vederci chiaro. E ha disposto il sequestro dell’appartamento per non “inquinare” possibili prove. —


 

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