In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Da Bucarest a Tirana fra debiti e polemiche è gara continua alla chiesa più grande

In Romania s’inaugura il tempio ortodosso più alto al mondo cantieri in altri Paesi, spesso grazie a donazioni straniere

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO. Fino a trent’anni fa era irrealistico immaginare un proliferare di monumentali templi religiosi in Paesi soggetti una volta a regimi comunisti più o meno oscurantisti. Ma i tempi cambiano. Nei Balcani e a Est è vera corsa alla chiesa o moschea più grande, in una sorta di “gara” fra vicini. Il prezzo: l’apertura a maggiori influenze straniere, come quelle turche o russe. E tanti milioni in meno nel bilancio pubblico. A lamentare buchi è soprattutto quello della Romania, che ha investito decine di milioni di euro nella colossale “Cattedrale della salvezza della nazione” nel cuore di Bucarest. Chiesa che, malgrado i lavori iniziati nel 2011 siano ancora in corso, ospiterà oggi una maestosa cerimonia di consacrazione, presenti il patriarca ecumenico Bartolomeo, centinaia di politici e 30 mila fedeli.



Il progetto faraonico farà svettare l’edificio per 120 metri: la più alta chiesa ortodossa al mondo – più di San Basilio a Mosca, terza in Europa dopo la Sagrada Familia e San Pietro - potrà ospitare fino a seimila fedeli in preghiera, ma nella piazza antistante troveranno posto in centomila. Finora i lavori per la mega-cattedrale hanno richiesto 110 milioni di euro, ma ne potrebbero servire altri 300 per completare l’opera. «Sostenete la costruzione», il messaggio sul web della Chiesa romena: ma le donazioni hanno coperto solo il 25% dei costi, il resto è stato iniettato dallo Stato. Anche per fini politici.

Ma le polemiche non mancano, con lo slogan «vrem spitale, nu catedrale», vogliamo ospedali e non cattedrali, ancora popolare durante le ricorrenti proteste di piazza, mentre alcuni media hanno parlato di «progetti megalomani alla Ceausescu» e di «disegno nazionalistico» o «simbolo di potere» per portare consensi a Chiesa e governo.

Dietro le grandi chiese o moschee, non solo a Bucarest, ci sono spesso calcoli politici. Lo confermano altri grandi chiese in competizione per maestosità, come la serba Sveti Sava, a Belgrado, decorata con un mosaico da 4 milioni donato da Mosca, ulteriore segnale della vicinanza alla Russia. E poi la Grande Moschea di Tirana – che già ospita la terza più grande chiesa ortodossa in Europa - con i suoi quattro altissimi minareti, finanziata con 30 milioni dalla Turchia, assieme ad altre moschee più piccole disseminate in tutta la regione, un altro modo per espandere la propria influenza. La moschea batterà di qualche metro in altezza la “Re Fahd” di Sarajevo, costruita nel 2000 con fondi arabi. E la grandiosa cattedrale dedicata a Madre Teresa a Pristina, fra gli edifici più alti in un Paese a stragrande maggioranza musulmana, progetto da alcuni criticato perché sarebbe stato pensato solo per dimostrare l’attaccamento ai valori europei mentre in città scarseggerebbero le moschee.

Di certo non scarseggia comunque il senso religioso. Un recente studio Gallup ha svelato che in Kosovo, Macedonia e Romania gli abitanti si considerano «religiosi» in un range che oscilla tra il 77 e l’88%; per oltre il 70% in Bosnia, Serbia, Croazia; dati più bassi si hanno solo in Bulgaria e Albania, l’unico Paese con un grado di “laicismo” comparabile a quello del resto d’Europa. Ma che ospita comunque la più grande moschea dei Balcani, sponsorizzata da Erdogan. —


 

I commenti dei lettori