Barricate dei sindacati contro le armi ai vigili, ma il Comune tira dritto

Per l’Ugl «mancano garanzie». Appello della Cisl: «Si faccia un passo indietro». La Cgil: «Nuovi turni inutili». La delibera ottiene però l’ok in Sesta commissione

TRIESTE La Sesta commissione consiliare ha dato il via libera ieri alla delibera sull’armamento della polizia locale. Il 26 novembre approderà in Consiglio. Ma i sindacati, intervenuti in audizione, bocciano il provvedimento. Due i nodi, secondo le sigle, attorno ai quali si incaglia la delibera: la mancanza di un sistema che faccia fronte a un aumento di oneri a carico degli agenti, cosa che stride con la volontà di introdurre i turni notturni, e poi l’assenza di concrete garanzie per chi non intende usare l’arma.

«Gli agenti della polizia locale hanno acquisito tutti i doveri della polizia di Stato ma nessun diritto», ha dichiarato Fulvio Sluga di Ugl Autonomie locali. Agente della polizia locale, assessore comunale alla Sicurezza della prima giunta Dipiazza, il suo discorso è stato ascoltato in religioso silenzio da tutta l’aula. «Non abbiamo riscontro dell’equo indennizzo che il governo ha reintrodotto da anni – ha continuato –, da luglio sono decadute le indennità per chi svolge attività in esterno. La Regione e il Comune ci stanno togliendo lo strumento dissuasivo del “tonfa” (il bastone ad impugnatura laterale, ndr) per sostituirlo con un aggeggio di plastica simile a quello usato dai bambini a Carnevale. Non abbiamo garanzie a livello assicurativo. Nel nostro corpo per certe mansioni c’è il limite di 55 anni e l’età media attualmente supera i 50 anni, quindi serve una riorganizzazione del lavoro che ci metta in grado di affrontare queste novità».

Rivolgendosi ai membri della commissione presieduta da Salvatore Porro di Fdi, Sluga ha sottolineato: «Questo è il contesto nel quale si andrebbe a innestare l’armamento, ed è a questo contesto che dovrete pensare quando andrete a votare questa delibera». Il testo della stessa non è stato modificato negli ultimi mesi, «ma c’era un accordo tra gentiluomini sul passaggio che consente agli obiettori di essere spostati ad altra mansione – ha spiegato Walter Giani della Cisl – e c’è quel passaggio che indica “compatibilmente alle esigenze organiche del territorio” che ci vedeva rassicurati dal concorso appena conclusosi. Purtroppo il risultato concorsuale ci fa fare un passo indietro visto che non consente un bacino di riserva utile a garantire quella possibilità ai lavoratori».

Perplessità sono emerse anche tra chi, come Alessandro Brescia della Cisal e Giorgio Fortunat di Sapol, si era espresso favorevolmente: sottolineando che «la priorità deve essere la sicurezza degli agenti e non la copertura del turno notturno», hanno manifestato preoccupazione per il fatto che solo parte del corpo verrebbe armato. Christian Schiraldi della Uil, sottolineando come «l’organizzazione del lavoro della polizia locale con l’armamento verrebbe stravolta», ha rilevato anche il rischio di «criticità se la polizia locale di Trieste sarà armata e quella dei Comuni minori no». Contraria anche la posizione della Cgil: «Il nostro è un forte no – ha ribadito Serena Miniussi –, perché non ci sembra opportuno che girino più armi in città e perché si sovraespone il personale a turni inutili». «Se anche chi era favorevole nutre delle perplessità – ha dichiarato Giani al termine dell’audizione – penso sia il caso di fare un passo indietro. Responsabilmente fermiamoci». Ma il Comune tira dritto e la commissione ha licenziato la

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