«Ha ucciso 9 pazienti». Medico di Cattinara indagato dalla Procura

Il medico indagato Vincenzo Campanile

Vincenzo Campanile lavorava da diverso tempo sulle ambulanze del 118. Sospetti sulle iniezioni letali di sedativi somministrate durante gli interventi

Trieste, cosa sappiamo del caso del medico del 118 indagato per 4 omicidi volontari

TRIESTE Un’iniezione di un liquido «bianco latte», quando i pazienti anziani e ammalati erano in crisi respiratoria o doloranti. Ma ancora in vita e spesso vigili. Pochi istanti e morivano.

Sono nove i casi su cui la Procura di Trieste sta indagando. Nove decessi sospetti per i quali è sotto inchiesta un medico dell’ospedale di Cattinara, adesso sospeso dalla professione con un’ordinanza del gip Luigi Dainotti. Si chiama Vincenzo Campanile, 46 anni, originario di Monfalcone. Prima di essere spostato al reparto di Cure palliative (trasferimento dovuto proprio alle indagini), dove ha lavorato fino a questi giorni, era in forza al 118. In servizio nelle ambulanze, dunque. Ed è proprio nelle operazioni di soccorso in casa che il dottore avrebbe ucciso, stando alle accuse della Procura, tutte quelle persone. Ottantenni, soprattutto, con patologie di diverso genere, anche tumori, o colti da malore. Secondo gli inquirenti, il medico anziché portarli in ospedale avrebbe dato loro il colpo di grazia iniettando sedativi potenzialmente letali per pazienti ammalati e in età avanzata: propofol, che i colleghi di Campanile riconoscevano dal colore «bianco latte». Ma anche morfina, midazolam e diazepam. Talvolta tutti insieme. Un mix capace di accelerare la morte se non addirittura di determinarla.

Nel fascicolo in mano ai pm Cristina Bacer e Chiara De Grassi, Campanile è inquisito per omicidio volontario. Ma anche di falso in atto pubblico: nelle schede di intervento del 118 che compilava dopo i soccorsi non c’era traccia dei farmaci potenzialmente killer che usava. Guarda caso, non li annotava. Scriveva invece di aver praticato le manovre di rianimazione, ma è stato smentito dai colleghi interrogati in Procura in questi mesi.

Qualcuno in effetti si è accorto che qualcosa non andava nel modus operandi di Campanile e ha iniziato a farsi domande su perché usava quei farmaci.

Sui 9 decessi su cui gli investigatori hanno allungato la lente, per 4 sussiste una «concreta gravità indiziaria» per l’ipotesi di omicidio. Per 8 c’è comunque il falso.

Tutto è cominciato a inizio anno. È il 3 gennaio: la casa di cura Mademar chiama il 118 per soccorrere la signora Mirella Michelazzi, un’anziana che si è sentita male. L’ambulanza arriva con a bordo il dottor Campanile. Lui le somministra il propofol. La donna spira.

Un infermiere presente alle operazioni di soccorso si accorge di quel «liquido bianco latte» che il medico inietta alla donna e che omette di indicare nella scheda di soccorso del 118. Il collega segnala l’anomalia ai vertici ospedalieri. L’Azienda sanitaria accerta l’episodio e si rivolge alla Procura. Scattano le indagini. I magistrati ordinano l’autopsia e gli esami tossicologici sul cadavere: nel sangue della vittima c’è il propofol. Perché?

La Procura decide di passare al setaccio tutti gli autisti delle ambulanze e gli infermieri che avevano lavorato con il dottor Campanile nei mesi e negli anni precedenti. Si risale anche ai decessi del 2014. Alcuni colleghi in effetti ricordano quelle «strane iniezioni» di liquido bianco. C’era quindi qualcuno che si era reso conto dell’anomalia. Le segnalazioni non sarebbero mancate. Ma perché nessuno ha fermato il medico?

La Procura è andata a fondo e ha appurato altre circostanze: almeno altre otto morti sospette. Non si esclude che nelle prossime settimane si decida di riesumare i cadaveri per ulteriori accertamenti.

Negli ultimi mesi il medico è stato spostato alle Cure palliative, evidentemente in attesa dei chiarimenti giudiziari. I pm chiedevano l’arresto, ma il gip ora ha ritenuto sufficiente la sospensione dall’esercizio della professione. Quando il dottor Campanile è stato interrogato, si è giustificato dicendo che la sua era una «sedazione palliativa caritatevole» per i malati terminali. —


 

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