Indagato l’amico che ha ospitato Marianna: «Potrebbe averle dato le dosi mortali»

La campionessa è morta a casa del 40enne Antonio Vidmar. Ora è il presunto responsabile, pur involontario, del decesso

L'atleta morta. Le ultime ore di Marianna Pepe in fuga dall'ex violento

TRIESTE C’è un indagato per la morte della trentanovenne Marianna Pepe, l’ex campionessa nazionale di tiro a segno trovata priva di vita una settimana fa in un appartamento di Muggia in via Pier Paolo Deluca. Si tratta dell’amico che aveva ospitato a casa Marianna, il quarantenne Antonio Vidmar. L’inchiesta aperta dalla magistratura è per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti o psicotrope, secondo quanto previsto dall’articolo 73 del Dpr 309 del 9 ottobre 1990 (la norma sulle droghe, ndr), e per “morte o lesioni - per quanto non volute - come conseguenza di altro delitto” in base all’articolo 586 del Codice penale). In altri termini, la possibile cessione di una qualche sostanza - al momento solo presunta - potrebbe aver causato il decesso della donna.

Muggia, l'abitazione in cui è morta l'ex campionessa Marianna Pepe



Vidmar e l’ex campionessa avevano trascorso assieme il pomeriggio, la sera e la notte prima della tragedia. C’era anche il figlio di cinque anni della donna assieme a loro. «Ci siamo ubriacati», aveva riferito l’uomo. Secondo la testimonianza resa dallo stesso quarantenne, che ora si trova sotto indagine, era stato lui a passare la boccetta di Diazepam che la trentanovenne, già alterata dall’alcol, aveva poi ingerito tutto d’un fiato bevendone circa tre quarti. «Mi aveva chiesto qualcosa di forte per dormire...», così aveva spiegato l’uomo al Piccolo, sotto choc per quanto accaduto. «Non vorrei che poi, mentre dormivo, lei abbia preso anche altro - aveva specificato -, io in casa tengo altri psicofarmaci e antidolorifici. Ma non mi sono accorto di nulla». La notte è passata così. Quando sono intervenuti i soccorritori, allertati il giorno dopo dallo stesso Vidmar non appena si era svegliato (era circa l’una del pomeriggio), la donna era in overdose.



La Procura intende accertare se la vittima ha assunto anche dell’altro. Cocaina come ventilato nelle ore immediatamente successive al rinvenimento del cadavere? Un elemento, questo, che però non ha trovato al momento conferme investigative. Sono voci, appunto, per ora. Il mix di alcol e psicofarmaci potrebbe essere stato comunque letale. In attesa degli esiti dell’autopsia e dei test tossicologici, la Procura aveva ipotizzato in effetti una morte improvvisa «conseguente a insufficienza cardiorespiraoria da edema polmonare secondario a verosimile polintossicazione da diverse sostanze».

Ma le indagini della magistratura (il fascicolo fa capo al pm Lucia Baldovin) mirano anche a verificare tutti i contatti e gli spostamenti dell’ex campionessa nella giornata che ha preceduto il decesso, cioè mercoledì 7. In particolare il pomeriggio: come fa notare il legale che difende Vidmar, l’avvocato Antonio Florean, ci sarebbero almeno due ore di buco - o forse di più - di cui, da quanto risulta, non si sa ancora nulla.



Un lasso di tempo in cui Marianna si sarebbe allontanata dall’amico, per poi ritornare nuovamente, verso sera, a casa sua. E con lui poi è rimasta per il resto della serata e della notte. Fino alla drammatica scoperta del giorno dopo. —


 

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