Tre incidenti a Portorosega: il più grave colpito alla testa mentre scarica bramme

Trauma cranico per un dipendente della Compagnia portuale finito in Terapia intensiva per alcuni giorni e adesso dimesso

MONFALCONE Doveva essere un’operazione di routine, lo scarico delle bramme dalla stiva di una nave, è finita con un operaio trasportato d’urgenza a Cattinara e ricoverato in Terapia intensiva. Il grave infortunio, l’ultimo di tre incidenti avvenuti nell’arco di alcune settimane allo scalo marittimo di Portorosega e che hanno già allertato il sindacato di categoria, ha coinvolto un addetto della Compagnia portuale.

Fortunatamente, a distanza di qualche giorno dall’accaduto, le condizioni del dipendente, un uomo sulla quarantina, sono nettamente migliorate, al punto che secondo quanto riferito ieri dal presidente della società Riccardo Scaramelli è stato già dimesso dall’ospedale triestino. Ma in un primo momento la preoccupazione è stata massima: si sono perfino sospese, per consentire i rilievi e l’accertamento dei fatti da parte della Polizia di frontiera, cui sono state affidate le indagini, le operazioni commerciali. Per alcune ore, quindi, tutto si è fermato.


L’infortunio, avvenuto sabato 3 novembre, per giorni non è trapelato. Si è verificato a metà mattinata. L’uomo, stando a quanto si apprende (ma la dinamica è ancora oggetto di ricostruzione da parte dell’autorità), stava coordinando a terra un collega alla gru per lo spostamento di alcune bramme. Nel carico, secondo quanto confermato anche da personale della Capitaneria di porto, intervenuta in un secondo momento per gli accertamenti di bordo, c’era materiale di fardaggio. In pratica, per la sicurezza della merce e far sì che non si sposti in stiva, questa viene stabilizzata frapponendo fra i vari colli degli spessori in legno: il cosiddetto fardaggio. Ebbene uno di questi legni è rimasto agganciato e quando la forca del sollevatore si è fermata – per cause al vaglio – è scivolato fuori, centrando l’operaio in fronte. L’uomo indossava i dispositivi di sicurezza ai sensi di legge, come confermato dal responsabile operativo dell’azienda Paolo Rossi Casé e pure dal sindacato con Saša Čulev della Filt-Cgil, vale a dire il caschetto protettivo. Che nel violento urto è volato via. L’operaio, per l’impatto, si è proiettato all’indietro, la fronte insanguinata.

Immediati sono scattati i soccorsi: il lavoratore della Compagnia portuale è stato trasportato a Cattinara, presidio specializzato in traumi cranici, e per qualche tempo tenuto sotto osservazione in Terapia intensiva. Nei giorni successivi, come si diceva, la prognosi è stata sciolta e l’uomo dimesso la scorsa settimana.

Ma l’infortunio, ultimo di due episodi meno gravi che hanno coinvolto nelle scorse settimane un altro dipendente diretto della Compagnia, ferito a un piede, e un lavoratore indiretto dell’Alto adriatico, lesionato a un dito, ha richiamato l’attenzione dei sindacati. «Abbiamo parlato con l’azienda – afferma Čulev – e l’incidente sembrerebbe frutto di fatalità: quando la forca si è fermata il movimento ha fatto rimbalzare il pezzo di legno che ha poi colpito l’operaio. Si è spostato in maniera imprevista». «Il fatto però – aggiunge – rientra nell’esponenziale aumento di infortuni cui si assiste in regione. Le statistiche parlano chiaro e purtroppo confermano al primo posto, per numeri, il Fvg. Abbiamo richiesto un incontro all’amministrazione Fedriga, ma al di là dell’impegno, ancora il confronto non c’è stato». Čulev incontrerà l’omologo regionale Valentino Lorelli per stabilire le azioni da intraprendere. Soprattutto nel settore dei trasporti, e in porto in particolare, il movimento dinamico delle merci espone a maggiori insidie i lavoratori e pertanto l’attenzione deve essere sempre massima. «I ragazzi – conclude Čulev – che oggi lavorano in porto sono responsabili e più consapevoli dei rischi rispetto a 20-30 anni fa». –


 

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