«Di mezzo una storia di violenza. I perché hanno radici nel passato»

Lo psichiatra e volto tv Crepet analizza il contesto della tragedia: «A volte c’è un’incapacità di creare anticorpi contro le sopraffazioni»

TRIESTE Paolo Crepet, psichiatra, ha dedicato un capitolo del suo ultimo libro, “Passione”, alla violenza nei rapporti di coppia che, spiega, «non ha nulla a che vedere con l’amore».

Crepet, che idea si è fatto della vicenda di Muggia?

C’è di mezzo una storia di violenza, ma l’amore non può avere nulla a che fare con la violenza. Chi è violento non ama. Punto. La gelosia, ad esempio, è una delle caratteristiche più riprovevoli perché porta disgrazie e sopraffazione. Ma molti ritengono che se l’uomo è un po’ violento lo è perché ama. Sono residui medievali che continuano a sussistere, a maggior ragione oggi che con la tecnologia digitale il livello di sospetto e paranoia è incrementato.

Quali sono le radici di comportamenti del genere?

Non è che uno diventa violento a cinquant’anni. I segni ci sono prima: se guardiamo nella vita di un uomo così troviamo sempre episodi ripetuti, continuati e coerenti che poi compaiono anche nei rapporti di coppia. Probabilmente già dalla scuola.

Cosa ci trova una donna in uomo violento?

Appunto. E stiamo parlando di una bella ragazza, con un passato vincente e autonoma. E che faceva parte dell’Esercito, quindi con cognizione dei propri diritti. Presupposto che un uomo che fa del male è un delinquente, va osservato un altro aspetto: perché un uomo così viene perdonato? Perché la donna ci ricasca? C’è una sorta di incapacità a creare anticorpi contro la violenza. Con molta probabilità la vittima a sua volta, nel proprio passato, aveva assistito in famiglia a violenze. E guarda caso Marianna Pepe aveva sfogato se stessa in uno sport come il tiro a segno.

Cioè?
Uno sport metaforico: forse voleva sparare alla violenza, alla sua infanzia. Ma il problema è l’incapacità a cambiare capitolo: si cerca quasi di giustificare ciò che si è visto e subìto. Sopportare è una sorta di complicità, perché passa l’idea - trasmessa poi ai figli - che la violenza sia come qualcosa di inevitabile. Nella cultura della violenza non ci sono solo maschi sordidi, ma anche donne che sopportano. Così facendo si insegna ai figli a fare altrettanto. —

G.S.

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