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Asili anti-stranieri. Cultura e scienza dicono no al tetto. «Clima pericoloso»

Intellettuali e accademici intervengono dopo il caso in città. Il rettore Fermeglia: «Un comportamento non all’altezza»

Lilli Goriup
3 minuti di lettura

Trieste, Dipiazza e il limite del 30% di bimbi stranieri a scuola: è giusto?

TRIESTE «Trieste multiculturale», «straordinario crocevia di popoli». Ma anche città della scienza, che si fonda sul «principio dell’universalità». Ecco le vocazioni storiche del capoluogo giuliano, secondo gli intellettuali e gli scienziati che vi sono immersi.

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Vocazioni che in apparenza potrebbero stridere con alcuni recenti episodi di cronaca cittadina – dal nuovo regolamento delle scuole dell’infanzia comunali, che intende abbassare al 30% il tetto massimo di alunni non italiani in ogni classe, all’aggettivo dispregiativo usato verso una persona di colore da un’esponente della giunta. Il mondo della cultura esprime però anche preoccupazione per il più generale clima «pesante» che si respira nel resto del Paese.

«Trieste è famosa per lo straordinario crocevia di culture che l’ha fatta crescere. Il clima che si sta espandendo è molto pericoloso», afferma Pino Roveredo, secondo cui oggi si tende a «ingrossare il disagio e rimarcare le differenze: questo si ripercuote sulla gente, che ha una paura folle dello straniero. Una contraddizione tipicamente triestina è dimenticare che nessuno di noi, da queste parti, ha la purezza dell’italiano».



Moni Ovadia fornisce una spiegazione psicanalitica all’aria che tira in città: «Ciò che viene rimosso e non elaborato torna in forme di patologia. Trieste subisce gli strascichi della dolorosa fine del secondo conflitto mondiale, su cui si è fatta retorica. Adesso, complice l’aria incattivita, incipit di barbarie che non si sa dove andrà a finire, ci ritroviamo in questo veleno para-razzista. I bambini sono bambini, non devono essere discriminati, è orribile. Trieste è stata una delle città più colte d’Italia, ha una storia grande e importante, non si merita tutto questo. Una volta si scriveva sui muri “Via i terroni”, oggi si dice “non sono razzista ma”».

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«C’è un clima generale per il quale provo disgusto», taglia corto Mauro Covacich. Il rettore dell’ateneo giuliano Maurizio Fermeglia ritiene che la scelta di limitare ulteriormente il tetto alle presenze di bambini stranieri sia «un comportamento non all’altezza di Trieste, che è sempre stata multietnica e multinazionale. Auspico che la norma sia rivista con ragionevolezza. Ho letto la nota del sindaco: capisco che ci sia bisogno di regolamentazione, ma di mezzo non dovrebbero andarci i bambini». Riguardo l’affermazione dell’assessore Polli, che in un momento di sfogo ha definito «negr…» una persona di colore, «non sono parole adatte a persone che amministrano una città – prosegue il rettore –. Mi rattrista. Il clima non è dei migliori, in generale. Tutto ciò non è nel Dna della scienza né della città. Penso alla nostra Università, dove gli studenti stranieri sono il 10%, a fronte della media nazionale che è del 4%».



È proprio dal mondo delle istituzioni scientifiche che si alzano ulteriori voci di preoccupazione. «Provo soprattutto stupore nell’apprendere simili notizie – dice Stefano Fantoni, presidente della Fondazione internazionale Trieste nonché anima dell’Esof 2020 –. Che un’atmosfera simile si respirasse anche a Trieste non l’avevo percepito. Almeno, non in confronto ad altre città. Come uomo di scienza, che è naturalmente inclusiva, sono alieno da atteggiamenti di questo tipo; li trovo irrazionali».

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Alla Sissa c’è addirittura un asilo privato in cui «non si applicano tetti alle presenze di bambini stranieri», assicura il direttore Stefano Ruffo. Non potrebbe essere diversamente, considerata «l’alta internazionalizzazione del nostro personale. Porre un limite in base alla nazionalità, da parte nostra, sarebbe inoltre contro il principio dell’universalità della scienza. Dopo notizie di questo tipo, inoltre, il rischio è che ci rimetta pure l’immagine di Trieste, nonché dell’Italia. Nell’intero Paese si respira infatti un clima pesante. La Sissa recluta scienziati da tutto il mondo: il criterio è il merito, vogliamo il meglio dal pianeta. Sarebbe un peccato se l’atmosfera attuale influenzasse la scelta di qualcuno, sul venire o meno in Italia».

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L’astrofisica Francesca Matteucci, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, auspica «che la situazione di grande internazionalità di Trieste non debba soffrire delle scelte politiche. Non voglio entrare nel merito con proclami, perché l’immigrazione è un tema complesso, che va favorito ma con regole». E allarga la riflessione sul più generale panorama italiano: «Il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston è appena stato rimosso dall’incarico, suggerendo di sostituirlo con un generale dell’Aeronautica. Anche Guglielmo Marconi fu sostituito dal generale Badoglio. La comunità scientifica spera che a presiedere gli enti siano degli scienziati». –


 

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