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“Baratto” Comune-Verdi. Le ruspe a un passo dalla Sala Tripcovich

Pronta la permuta che consentirà al Municipio di riavere dalla Fondazione teatrale la vecchia stazione dei bus in cambio di un deposito per scenografie alle Noghere

Giovanni Tomasin
2 minuti di lettura

TRIESTE Il Comune si appresta a rientrare in possesso della Sala Tripcovich, con il fermo proposito di abbatterla. Per farlo darà in permuta alla Fondazione del Verdi un magazzino di proprietà comunale a Muggia, che al teatro serve come deposito per scenografie e attrezzature di scena.

A provarlo c’è una delibera che modifica il Piano delle alienazioni dell’ente locale proprio a questo scopo. Il testo è passato in giunta nei giorni scorsi. L’assessore comunale ai Teatri Serena Tonel spiega che il testo che sancirà poi l’effettivo passaggio di mano dell’edificio è ancora provvisorio: parlerà attraverso le carte quando saranno pronte. Il sindaco Roberto Dipiazza, che dell’abbattimento della sala fa da tempo una delle sue missioni, entra nei particolari: «Sarà in sostanza un’operazione inversa a quella che il Comune ha fatto dando la Tripcovich al Verdi per consentire al teatro stesso di capitalizzare.

Adesso consegniamo i magazzini di via del Canneto a Muggia e in cambio otteniamo la Tripcovich». Questo permetterà dunque al Comune, salvo prese di posizioni contrarie da parte della Soprintendenza, di avviare il procedimento per raderla al suolo. «Altrimenti potrei metterci un supermercato di mia proprietà, o una casa di risposo per politici...», scherza il primo cittadino. La delibera parte dal dicembre del 2012, quando il Comune dona alla Fondazione del Verdi la sala di piazza Libertà «quale conferimento patrimoniale».

Passa poi a un’ulteriore delibera del 2016, che dava mandato agli uffici di procedere «alle istruttorie necessarie al conferimento alla Fondazione del Verdi della proprietà dell’immobile sito in via del Canneto 16, alle Noghere, utilizzato dalla stessa Fondazione per le attività di laboratorio scenografico». Gli uffici hanno concordato sul fatto che il passaggio di mano può agevolmente avvenire attraverso la permuta della Tripcovich in cambio del deposito configurando così una “restituzione” da parte del Verdi della vecchia stazione dei bus. Ne ricaverà un edificio di cui il teatro sente vivo bisogno.

Tanto più che il Comune, prosegue ancora la delibera, deve provvedere ai bisogni della Fondazione di cui è socio fondatore: «Ha l’obbligo di mettere a disposizione (...) i beni immobili necessari al perseguimento dei fini statutari, per le attività di laboratorio scenografico». La delibera dettaglia ulteriormente lo scopo per cui il magazzino viene dato al Verdi, e si tratta principalmente di «azioni strategiche previste dal piano di risanamento», «per le opportunità socio-educative e di conservazione del patrimonio storico-culturale che tale operazione potrebbe offrire, nonché per la messa in sicurezza della situazione economico-finanziaria della Fondazione stessa».

Nei giorni scorsi il futuro della Tripcovich era stato oggetto di una richiesta di commissione del consigliere forzista Bruno Marini, che assieme alla collega Manuela Declich era l’unico “oppositore” all’abbattimento della sala del centrodestra. Ora ha cambiato idea: «Mi opponevo soltanto perché conosco la carenza di grandi sale a Trieste. Ora che è avviato il centro congressi nell’ambito di Esof 2020, non c’è più ragione di dire di no. Da parte mia e di Declich, nulla osta». 

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