«Marcia a Gorizia contro chi celebra il massacro e la retorica della vittoria»

È l’impegno del coordinamento regionale degli anarchici che per sabato 3 novembre  ha organizzato un corteo dalla stazione alla piazza



«1918-2018. Per noi non esiste alcuna festa per ricordare il massacro delle guerre di ieri e quelle di oggi. Rifiutiamo, invece, con forza di unirci alla retorica nazionalista con chi celebra il centenario della vittoria della Prima guerra mondiale». È lo slogan coniato per la marcia antimilitarista degli anarchici in programma sabato 3 novembre a Gorizia, con partenza alle 15 dal piazzale della stazione dei treni fino a raggiungere piazza Vittoria. Lo hanno annunciato i gruppi anarchici del coordinamento del Friuli Venezia Giulia durante l’incontro che si è tenuto ieri nel piazzale antistante il Sacrario di Redipuglia, un luogo simbolico per la «monumentalizzazione della morte e il suo uso politico», cominciato fin dall’inaugurazione del Sacrario che avvenne nello stesso giorno dell’annuncio delle Leggi razziali nel 1938 fatte da Mussolini a Trieste. «La questura di Gorizia ci ha limitato il percorso in maniera pretestuosa – spiega Luca Meneghesso – ma non c’è nessuna possibilità di eventi di attrito lungo la città perché saremo solo noi e non altre formazioni. La manifestazione è il risultato di un percorso deciso dal coordinamento libertario dei vari circoli anarchici del Friuli Venezia Giulia, che hanno cominciato a incontrarsi già alcuni mesi fa e decidendo alcune linee programmatiche durante il convegno che si è tenuto il 13 ottobre scorso, sempre a Gorizia. Abbiamo ribadito che non solo ci sono state diserzioni di soldati degli opposti fronti durante la guerra a Caporetto e Vittorio Veneto, ma confermate altre spese militari e anche l’uso degli apparati militari in funzione di controllo delle rotte migratorie. È stata scelta Gorizia per la nostra manifestazione – continua Meneghesso – perché è la città simbolo della Prima guerra mondiale che l’ha vista distrutta. È il simbolo dello scontro tra est e ovest dove correva il confine della Cortina di ferro e oggi è simbolicamente importante perché punto di arrivo della rotta migratoria balcanica». Nell’incontro di ieri è stato ribadito come le guerre abbiano portato milioni di morti, mutilati, invalidi, dispersi, “scemi di guerra”, fucilazioni e devastazioni ambientali, esplosione della furia nazionalista e mitizzazioni di criminali in divisa. «Vogliamo ricordare invece – afferma Meneghesso – chi quella carneficina provò a fermarla senza riuscirvi, chi rifiutò di sacrificarsi per i profitti e i fanatismi altrui sfidando la prigionia e la deportazione». Al termine della sfilata il coordinamento anarchico ha promosso un concerto con il cantautore Alessio Lega e cantautori locali, sia di lingua slovena che friulana. Lingue che hanno avuto storicamente la città di Gorizia una volta luogo di diverse culture e poi con la semplificazione etnica avvenuta dopo il primo e secondo conflitto mondiale, si sono in qualche modo perse. —




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