Vago: l’Italia investa nelle crociere. Msc pronta a entrare nel Trieste Terminal

Il pubblico dell'Italian cruise day, forum sull'industria delle crociere alla Stazione Marittima

Il numero uno della compagnia al Cruise Day: «Rilanciare il turismo». D’Agostino: la Stazione Marittima vale 500 mila passeggeri l’anno

Da "Le Lyrial" alla "Belle de l'Adriatique", a Trieste le navi da crociera dei ricchi

TRIESTE L’ipotesi Porto vecchio sembra archiviata. Perlomeno per ora. Msc Cruise si orienta verso l’acquisizione di una quota di Trieste terminal passeggeri (Ttp), la società pubblico-privata che gestisce il comparto crociere il cui funzionamento s’impernia sulla Stazione marittima e il Molo IV.

Una dichiarazione virgolettata e non smentita è stata resa dal presidente di Msc Cruise Pierfrancesco Vago al sito specializzato “Ship2Shore”: il manager, che era a Trieste come esponente del Clia Europe, ribadisce l’interesse della sua compagnia per lo scalo giuliano, chiarendo però la preferenza per «questo terminal (ndr Ttp), proprio nel centro della città». «Un’insenatura naturale - ha aggiunto - su cui sono già stati fatti importanti investimenti». Perciò - riporta ancora il sito - «siamo in trattativa per un nostro ingresso nel capitale di Trieste terminal passeggeri».



Ragion per cui la trasformazione di Adria terminal post-2022, quando scadrà la concessione a GmT, in un approdo crocieristico a guida Msc non parrebbe più una prospettiva realistica. Prospettiva che piaceva molto al sindaco Roberto Dipiazza.

Se le cose prenderanno effettivamente il verso indicato da Vago, è presumibile che Msc possa rilevare le quote in mano a Unicredit e a Generali all’interno della compagine azionaria di Tami (Trieste adriatic marine initiatives), il soggetto privato che detiene il 60% di Ttp e nel quale gli altri due soci sono Costa Crociere e Giuliana Bunkeraggi. La restante share del 40% è posseduta dall’Autorità portuale, che - ha precisato il presidente Zeno D’Agostino - non ha alcuna intenzione di metterla sul mercato.

Di un disimpegno da parte del gruppo creditizio e del gruppo assicurativo da Ttp si parla da tempo, perchè l’attività terminalistico-crocieristica non pare rientrare nel loro tempio delle priorità. Se Msc acquisirà le loro partecipazioni, troverà come socia Costa Crociere, che in Tami ha il 33%. La coincidenza non preoccupa, perchè compagnie concorrenti sono presenti nell’assetto azionario di altri terminal crocieristici, a cominciare dal più grande d’Italia, quello di Civitavecchia, dove convivono Costa (Carnival), Msc (Aponte), Rccl.



D’Agostino ribadisce comunque che alla fine del 2022 Adria terminal non si occuperà più di traffico convenzionale. L’idea, che possa accogliere navi da crociera, lo alletta, pensa che un investitore di calibro riesca a farne una valida struttura con 12-13 milioni, ritiene che le ventilate difficoltà di manovra possano essere risolte eliminando il “dente” che chiude la diga foranea in direzione delle rive.

Ma precisa che in questa fase è prioritario lo sviluppo della Marittima. Marittima che, a giudizio del presidente dell’Autorità e di Ttp, ha tutte le chance per attrarre più navi e più passeggeri. Per D’Agostino c’è la potenzialità di ospitare tre toccate alla settimana e di accogliere mezzo milione di viaggiatori. Adesso invece abbiamo una toccata alla settimana e per il 2019 sono previsti 100 mila turisti.

Franco Napp, amministratore delegato di Ttp, è disposto a essere d’accordo con il suo presidente, a patto che la banchina della Marittima venga allungata di 150 metri «come previsto dal Piano regolatore portuale». Senza un intervento infrastrutturale di questa dimensione, sarà difficile superare quota 250 mila, perchè le navi rischiano di scaricare i bagagli nelle acque dell’Adriatico. —


 

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