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Montenegro come l’Eldorado, inizia la caccia all’oro nero

I colossi stranieri, compreso il consorzio italo-russo Eni-Novatek, pronti a estrarre dal fondo al mare miliardi di barili. Ma gli ambientalisti affilano le armi

Stefano Giantin
2 minuti di lettura
(ansa)

TRIESTE La data d’inizio della competizione ora è fissata. I concorrenti sono pronti ai nastri di partenza. Il premio finale è assai ambito: gas e miliardi di barili di petrolio da estrarre dal fondo del mare. Ma la gara non piace a tutti, con gli ambientalisti che già affilano i coltelli.

La gara è quella per il gas e l’oro nero che si nasconderebbero nei fondali adriatici: non quelli croati, dove la corsa è in parziale stallo, ma quelli di pertinenza del Montenegro, nel mirino di colossi stranieri pronti dopo anni di attesa a verificare l’esistenza dei giacimenti e a estrarre preziosi idrocarburi. Fra questi, il consorzio italo-russo Eni-Novatek, che dal primo novembre spedirà una nave nelle acque territoriali montenegrine per 45 intense giornate di esplorazioni e studi sismologici del fondale. «Siamo qui perché abbiamo analizzato» i dati esistenti e «crediamo che esista un potenziale», ha spiegato ai media locali il dirigente Eni, Agostino Maccagni.

Il Montenegro – o meglio, chi ne regge le sorti – attende con estrema impazienza l’esito delle nuove indagini. La speranza è che portino in futuro all’estrazione di tanto gas e petrolio, i cui proventi finiranno «per il 62-68%» nelle casse pubbliche, ha assicurato la Direzione nazionale per gli idrocarburi. Prima però bisogna compiere nuove esplorazioni, con la nave equipaggiata con cannoni ad aria che “spareranno” contro il fondo marino, per leggere le onde di ritorno attraverso super computer.

E non c’è solo Eni-Novatek. Le ricerche «della nostra compagnia saranno avviate alla fine di quest'anno oppure all’inizio dell'anno prossimo», ha detto da parte sua Antonios Nikolopulos, rappresentante del colosso greco Energean Oil&Gas, vincitore negli anni scorsi di una concessione come Eni-Novatek. E «se avremo fortuna, le prime trivellazioni» saranno in agenda già «nel 2020», anche se il governo si augura che l’anno buono sia il 2019.

Ma non tutti guardano con speranza al futuro. Lo slogan del Montenegro, Paese che vive di turismo, è «bellezza selvaggia». E di certo «piattaforme petrolifere» nel mare cozzano con questa filosofia, ha attaccato l’Ong Green Home, da sempre in prima linea contro le ricerche in Adriatico, dannose «per la biodiversità». E possibile causa di «terremoti indotti», in un’area molto sismica, ha sostenuto l’attivista Natasa Kovacević, ammonendo che «i cittadini forse non si rendono veramente conto di che impatto queste ricerche hanno sul nostro mare, piccolo e chiuso». Il Montenegro possiede abbastanza «potenziale energetico dalle rinnovabili», è rischioso puntare sul petrolio mettendo «a rischio l’ecosistema» marino, ha rincarato il direttore del movimento ecologista Ozon, Aleksandar Perović.

Meno pessimista l’ingegnere geofisico Branislav Glavatović, che ha sottolineato che non è possibile escludere fuoriuscite di greggio durante le perforazioni, ma sono incidenti «molto rari». Preoccupazioni simili erano state espresse anche negli anni scorsi e difficilmente le rassicurazioni dei colossi in corsa, che hanno specificato che le ricerche sono sicure e che ci sono tutti gli strumenti per reagire in caso di problemi, placheranno i timori. Destinati a crescere, con i primi tuoni degli “airgun” in Adriatico. —

 

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