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Riforma sanitaria pronta. Da gennaio 3 commissari per gestire il riassetto

Uno guiderà l’Azienda zero, la regia centrale che nascerà a sua volta a inizio 2019. Gli altri due si divideranno gli enti esistenti. Incarichi di 12 mesi. Con loro otto vice

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TRIESTE L’articolato della riforma sanitaria è pronto. Confermata la sintesi condivisa in maggioranza, e quindi la nascita dell’Azienda zero, che si chiamerà Accs, e delle aree vaste, che si chiameranno As e Asu, si entra anche nel dettaglio dei tempi. Dal prossimo 1° gennaio i direttori generali, amministrativi, sanitari e dei servizi sociosanitari in carica nelle Aziende disegnate con la legge 17 del 2014 decadranno e, al loro posto, arriveranno tre commissari e otto vicecommissari. Traghettatori verso il nuovo assetto operativo a partire dal 2020.

La bozza di ddl “Assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale”, quella che affronterà ora l’iter consiliare, contiene 18 articoli. Ad aprire il Titolo II è l’articolo 12 che riguarda appunto i commissari straordinari. La Regione dal 1° gennaio ne indicherà uno per l’Azienda centrale di coordinamento per la salute (Accs), la prima a nascere, quello stesso giorno, mentre gli altri due avranno un doppio incarico: il primo guiderà l’Asui di Trieste e la AaS 3 Bassa friulana-Isontina, il secondo l’Asui di Udine e l’AaS 3 Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli. La nomina è prevista per dodici mesi (prorogabili) e il compenso sarà lo stesso dei direttori generali in servizio (135 mila euro lordi annui). Il compito dei commissari, oltre all’esercizio dei poteri di gestione degli enti, sarà anche di predisporre gli atti necessari per l’avvio del nuovo assetto del Ssr. Per il commissario dell’Accs il tempo è più stretto: entro sei mesi dovrà definire organizzazione e funzionamento dell’ente. Quando poi, da inizio 2020, verranno nominati i nuovi dg, ci saranno altri sei mesi di tempo per l’adozione dell’atto aziendale. Missione non semplice.



Nel ddl vengono anche contemplati i vicecommissari. Ce ne saranno tre per ciascuno dei commissari con due aziende da seguire e avranno funzioni da direttore amministrativo, sanitario e dei servizi sociosanitari. Il commissario dell’Accs sarà invece coadiuvato da due vicecommissari, uno con funzioni di direttore amministrativo, l’altro di coordinamento per l’attuazione del nuovo assetto del Ssr. Dopo le finalità della legge snocciolate all’articolo 2 – tra l’altro la continuità dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali, la valorizzazione dei distretti, la riqualificazione dell’offerta –, all’articolo 3 si dispone la riduzione delle Aziende da 8 a 6. La riforma del centrodestra aggiunge all’Accs, che avrà sede a Udine, l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asu Gi), con sede a Trieste, l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asu Fc), con sede a Udine, e l’Azienda sanitaria Friuli occidentale (As Fo), con sede a Pordenone, confermando gli Irccs Burlo e Cro. All’articolo 4 vengono quindi precisate le responsabilità della direzione centrale e dell’Accs, che incorpora le mansioni sin qui in capo all’Egas e si vede affidare ampie funzioni di programmazione e coordinamento, mentre l’articolo 5 rimarca la collaborazione tra Ssr e università.



Il ddl prosegue con la precisazione che il territorio del distretto coinciderà con quello dell’ambito del servizio sociale dei Comuni. Comuni protagonisti attraverso la Conferenza dei sindaci, in cui esprimere i bisogni di salute della popolazione. All’articolo 9 si spiega inoltre che l’attività dei presidi ospedalieri sarà organizzata secondo il modello “hub and spoke” e all’articolo 11 si ridefiniscono i confini con Trieste, Gorizia e Monfalcone assieme e la Bassa friulana e l’Alto Friuli con Udine.

La legge si chiude con le disposizioni per il trasferimento dei beni e per il trattamento economico degli organi di vertice. L’indennità la determinerà la giunta e sarà graduata secondo il numero di assistiti, di posti letto e di dipendenti, con l’Accs collocata nella fascia più elevata. Il trattamento economico potrà essere integrato da un’ulteriore quota, fino a un massimo del 20%, fissata sempre dalla giunta in sede di assegnazione degli obiettivi annuali. —
 

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