Si parte con “I Miserabili” di Hugo Franco Però e Franco Branciaroli portano in scena la storia di Francia

Fra gli altri titoli in rassegna “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov con Michele Riondino e “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie  “Un momento difficile” di Furio Bordon con Massimo Dapporto   Ariella Reggio, “Copenhagen” di Michael Frayn  con Orsini, Popolizio e Lojodice e il “Macbettu” di Alessandro Serra



La prosa e le produzioni sono il cardine della Stagione 2018-2019 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che elegge il Teatro a strumento per toccare gli aspetti più importanti e interessanti della nostra società, coniugando i classici all’attualità, attraverso artisti di altissimo livello.


L’emblema di un nuovo anno ricco di proposte è lo spettacolo “I Miserabili” di Victor Hugo diretto da Franco Però, con Franco Branciaroli e gli attori della Compagnia Stabile, che inaugurerà la stagione il 16 ottobre: una produzione imponente, che sarà in tournée in tutta Italia, e allo stesso tempo un’epopea che raccoglie un ampio spettro di punti di vista attraverso una grande storia polifonica.

«Ampliare la platea, soprattutto con i giovani, è l’obiettivo auspicato dal direttore dello Stabile Franco Però, che ha voluto proporre nel cartellone del Rossetti spettacoli in grado di colpire immediatamente un pubblico non sempre abituato al teatro. Temi trasversali e tematiche più tradizionali si ritrovano infatti come filo conduttore in tutte le undici produzioni dello Stabile. Tra queste, “Salomè” di Oscar Wilde, diretto da Luca De Fusco, “Un momento difficile” di Furio Bordon con Massimo Dapporto e Ariella Reggio, “Sindrome italiana” di Lucia Calamaro e “La ballata di Johnny e Gill” dell’audace Fausto Paravidino, spettacolo nato da una fitta rete di collaborazioni internazionali.

Produzioni dello Stabile sono poi l’esordio assoluto di “(Tra parentesi) – La vera storia di un’impensabile liberazione” di e con Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua dedicato alla parabola di Franco Basaglia – che aprirà la stagione della Sala Bartoli il 18 ottobre – e successi come “A Sarajevo il 28 giugno” nuovamente in programma al Museo de Henriquez e “La Guerra” di Goldoni.

Nell’ottica di sostenere le compagnie emergenti e i nuovi linguaggi, lo Stabile ha scelto di allestire i testi vincitori del Premio nazionale “Giovani Realtà” promosso dall’Accademia Nico Pepe di Udine: “The hard way to understand each other” di Adalgisa Vavassori e “Où les fleurs fanent” di Natalia Vallebona.

Scorrendo i titoli della nuova stagione, tutte le possibilità di racconto dal vivo sembrano venir esplorate, «stando sempre attenti – puntualizza Però – che il teatro non diventi didascalico, ma sia sempre spettacolo e divertimento».

Tra gli spettacoli ospiti del cartellone “Prosa”, alcuni titoli – “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov con Michele Riondino e “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie – traggono ispirazione dall’incontro fra teatro e narrativa, mentre cinema e teatro si intrecciano ne “La classe operaia va in paradiso” tratto dall’omonimo film di Elio Petri, con Lino Guanciale.

Dai giovani Riondino e Guanciale ad attori della vecchia guardia, che portano grandi interpretazioni e un talento immenso e consolidato. Come quello di Michele Placido che sarà il protagonista di “Piccoli crimini coniugali” di Eric-Emmanuel Schmitt. L’ambiguità lega due altri grandi classici: “Misura per Misura” di Shakespeare e “Così è (se vi pare)” di Pirandello.

Una grande e attesa interpretazione sarà quella di Glauco Mauri, protagonista assieme a Roberto Sturno di “En attendant Beckett”, perché l’intento è quello di offrire, come l’anno scorso con Lavia, delle prove attoriali magistrali nel prezioso spazio della Sala Bartoli, che anche quest’anno accoglierà la stagione “Altri percorsi”. Qui, accanto al linguaggio di Pippo Delbono – col suo spettacolo “La gioia” riconosciuto fra le vette più elevate della ricerca teatrale – lo Stabile proporrà anche esperienze più giovani: il gruppo Anagoor in “Rivelazione” indagherà le partiture sceniche raffinate e complesse sulla vita e l’arte di Giorgione. Ritornano con “Cous Cous Klan”, coniugando cinismo e humour, gli artisti di Carrozzeria Orfeo. Importante poi la presenza del “Macbettu”, recitato in sardo, di Alessandro Serra, che ha ricevuto i premi più ambiti del teatro italiano e con cui prosegue la collaborazione col Teatro Sloveno.

“A Night in Kinshasa” di e con Federico Buffa prosegue il filone dedicato allo sport sulle gesta di Muhammad Ali. Spazio alla paura dei trentenni nello spettacolo “Per strada” di Francesco Brandi diretto da Raphael Tobia Vogel, mentre “La Rondine” di Clua rappresenterà un momento di teatro civile, evocando le stragi di Orlando, Nizza e Parigi. Nella prospettiva di ESOF 2020 ci sarà anche spazio per il mondo scientifico, con “Copenhagen” di Michael Frayn (in scena Orsini, Popolizio e Lojodice) e “Einstein & me” della fisica Gabriella Greison. Si assisterà a un altro travaso tra letteratura e teatro con “Accabadora” tratto dal romanzo di Michela Murgia per la regia di Veronica Cruciani. Un travaso che il direttore Però si augura possa avvenire anche tra gli spettatori del teatro all’interno di una vasta scelta di titoli e di generi, dalla prosa alla danza, dal musical ai grandi eventi, nel segno di un’apertura sempre maggiore verso lo spettacolo dal vivo. –





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