Omicidio di Migena per “motivi abbietti”, il marito ora rischia la pena all’ergastolo

Il pm Collini contesta a Dritan Suloullari le aggravanti. Il 18 le parti compariranno davanti al gup Colombo

GORIZIA Era lo scorso 8 novembre quando Dritan Sulollari, albanese di 37 anni, uccise la moglie Migena Kellenzi, trentenne connazionale, in un appartamento di via della Campagnola, a Gradisca d’Isonzo. La donna era deceduta per choc emorragico da lesioni vascolari multiple provocate da un coltello da cucina.

Il 18 ottobre è stata fissata l’udienza preliminare, come disposto dal Gup Carlo Isidoro Colombo. L’udienza giunge a distanza di circa un mese dall’avviso alle parti di conclusione delle indagini. La pubblica accusa, rappresentata dal pm Laura Collini, nell’ambito dell’ipotesi per omicidio volontario ha ritenuto di contestare più aggravanti, tra cui l’aver agito per motivi abbietti. Un’aggravante, questa, che potrebbe comportare la massima pena dell’ergastolo.


La giovane donna lavorava in un negozio di telefonia al centro commerciale di Villesse. Nata in Albania, aveva ormai da tempo ottenuto la cittadinanza italiana. Nel procedimento le parti offese, assieme al figlio della coppia, con gli uffici del tutore avvocato Elisa Moratti, sono i familiari della vittima, il padre rappresentato dall’avvocato Fabrizio Carducci, la madre e la sorella, entrambe rappresentate dall’avvocato Alberto Tarlao.

Ci sarà da capire, a questo punto, quali potranno essere le scelte difensive per l’imputato, che s’è affidato all’avvocato Paolo Bevilacqua.

Sotto il profilo tecnico-processuale, le possibilità teoriche sono rappresentate dalla richiesta di celebrare il processo con il rito abbreviato, cioè discuterlo davanti al giudice dell’udienza preliminare fin dal 18 ottobre, oppure, ove non ci fosse alcuna richiesta di rito alternativo, dal dibattimento per il quale l’udienza preliminare si trasformerebbe in “udienza filtro” con il successivo approdo davanti alla Corte d’Assise di Trieste. Spetterà comunque all’udienza preliminare sancirne l’esito, così come al procedimento sviscerare la ricostruzione dei fatti che emergerà dal contraddittorio delle parti.

L’uxoricidio era avvenuto in un appartamento Ater che la coppia da tempo conduceva in locazione al piano terra di uno stabile situato in una delle vie centrali di Gradisca. Alla donna erano stati inferti fendenti diffusi in più parti del corpo. Lo stesso 37enne era rimasto ferito al palmo della mano. Dopo la morte della consorte, l’uomo aveva chiamato al telefono un amico carabiniere per raccontargli quanto aveva appena compiuto: «Ho fatto una sciocchezza», pare siano state le prime parole pronunciate da Sulollari al carabiniere.

Il 37enne, che da 20 anni si trovava in Italia proveniente dall’Albania a quel che pare portando a termine un difficile percorso di vita che l’aveva inserito in più contesti lavorativi, allora era in attesa di occupazione e da tempo comunque provvedeva ad ogni incombenza domestica. La coppia, peraltro, da quanto è dato sapere, era in via di separazione. —




 

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