Avvenire e Manifesto tornano in biblioteca ma sono sequestrati

Prima la revoca dell’acquisto da parte del Comune, poi  la colletta per riaverli. Ora il nuovo divieto di prestarli ai lettori 

MONFALCONE Non c’è Avvenire per la lettura del Manifesto nella biblioteca comunale di Monfalcone. Entrambi i quotidiani, l’Avvenire, di estrazione cattolica, e Il Manifesto, di indirizzo comunista, vengono fatti recapitare ogni giorno nella struttura di via Ceriani. Eppure, una volta consegnati, le loro tracce si perdono nei meandri dei palazzi. Con il risultato che i due quotidiani il pubblico della biblioteca non lo raggiungono mai, anche se la loro presenza lì sarebbe preposta proprio a quello scopo.

Almeno questo è il motivo per cui singoli cittadini e alcune associazioni - affiancati da La Sinistra per Monfalcone e Sinistra italiana - hanno reagito alla scelta della giunta Cisint che già l’anno scorso aveva fatto discutere sul tema. All’epoca, molti se lo ricorderanno, l’amministrazione aveva depennato i due quotidiani dalla lista degli abbonamenti per la biblioteca comunale. Una decisione, aveva argomentato il sindaco Anna Maria Cisint, presa a causa di «un costo troppo oneroso rispetto al ristretto numero dei lettori».



Il caso era perfino finito in Consiglio comunale con un’interrogazione di Cristiana Morsolin che chiedeva lumi in merito. Poi l’intervento di quella fetta degli abitanti che aveva mal digerito la presa di posizione calata dall’alto. «Il sindaco aveva detto che era una questione di spesa? Ci siamo arrangiati per cercare una soluzione. Abbiamo fatto una colletta per sostenere a nostre spese il costo di entrambi gli abbonamenti» spiega Antonella Venturelli, tra i fautori dell’iniziativa popolare. Una cena di autofinanziamento aveva fruttato 516 euro con i quali i cittadini hanno trovato un accordo con l’edicola Colautti che da allora fa recapitare ogni giorno in biblioteca i due quotidiani. Il caso sembrava insomma risolto, con buona pace dei due litiganti.

Fino a quando qualcuno è andato a chiedere, sorriso sulle labbra, Manifesto e Avvenire in biblioteca. Poi ci è andato qualcun altro e poi qualcun altro ancora. «Ci sono ma le copie sono ferme al primo piano e non possono essere messe a disposizione del pubblico», la risposta, obbligata, degli operatori. I promotori della colletta si sono così resi conto che dei quotidiani fatti acquistare per la biblioteca, nella sala lettura di fatto non c’è traccia. Trapela così che, non essendo questi abbonamenti stati concordati con l’amministrazione comunale, il servizio bibliotecario non avrebbe il permesso di esporre i due quotidiani insieme a tutti gli altri.

Due le versioni che arrivano dal sindaco Cisint. «Da un’indagine che abbiamo fatto l’anno scorso ci siamo resi conto che i lettori del Manifesto e di Avvenire erano pochi. Abbiamo comprato una copia in più de Il Piccolo, e i cittadini possono trovare in biblioteca tutti i quotidiani che vanno per la maggiore. Riteniamo di poter decidere sulla base dell’utilità, e di rispondere in questo modo a chi trova un problema anche dove non c’è. Invece io tengo bene a mente i problemi della comunità monfalconese, che sono la filiera dei subappalti in Fincantieri, lo sviluppo, il degrado, la sanità...».

La seconda risposta arriva a stretto giro di posta. «Ho appena sentito il servizio bibliotecario. Le copie del Manifesto e di Avvenire vengono spedite alla casa di riposo». Un dirottamento che i promotori della raccolta fondi non hanno certo accolto bene: «Già di per sé non possiamo che considerarlo una censura» commenta Venturelli. «E poi è durato anche poco. Da quanto ne sappiamo, si è interrotto perché dalla casa di riposo non riuscivano più ad andare a prendere i due giornali in biblioteca, che da quel momento giacciono via Ceriani, interdetti alla fruizione del pubblico». —


 

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