Clima più caldo in Fvg, a Trieste e Gorizia aumento di un grado in 20 anni

Brusco aumento dal 2000 a oggi rispetto ai valori dell’intero secolo precedente. Su fino a quota 13.6°, crollati i giorni di gelo

TRIESTE Un grado in più in nemmeno vent’anni. Il riscaldamento globale sceglie il 2000 come anno di svolta per produrre le sue conseguenze sui territori di Trieste, Gorizia e Udine. La svolta del nuovo millennio segna un costante innalzamento delle temperature che, nel pur breve periodo tra 2000 e 2017, ha causato la crescita di 1°C nella media delle temperature rispetto a quella registrata in tutto il secolo precedente.

Secondo i dati raccolti dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, infatti, oggi la temperatura annuale media registrata nella provincia giuliana, isontina e friulana ammonta a 13,6°C contro i 12,6°C riscontrati nella serie storica compresa tra 1900 e 2000. I numeri emergono dall’elaborazione realizzata da Edjnet, consorzio di testate denominato European data journalism network, che ha usato le informazioni di uno dei più grandi archivi mondiali sui dati meteorologici. Lo studio riguarda oltre 500 territori europei, fra cui la zona che include Trieste, Gorizia e la parte meridionale della provincia di Udine.


Un affresco globale sull’evoluzione del riscaldamento globale, da cui non è immune l’estremo nordest italiano. Il cambio di passo arriva nei Duemila, se si considera che tra 1900 e 2017 le temperature medie più alte si registrano nel 2014, 2015, 2017, 1994 (unica eccezione) e 2011. Aumenta anche l’intensità del caldo: lo si desume dall’analisi sulle giornate in cui la temperatura media è rimasta per tutte le 24 ore sopra i 27°C. Uno schiacciamento verso l’alto delle minime, che dal 2000 al 2017 si è verificato per 5,4 giorni all’anno. Risultato solo apparentemente di ridotte dimensioni, posto che per tutto il Ventesimo secolo questo genere di situazioni si è verificato solo per 0,3 giorni all’anno: dal 1900 al 1990 condizioni simili si sono avute d’altronde in tutto in 9 giornate, concentrate in tre sole annate. I grafici mostrano come la tendenza si modifichi poi e dopo il 2000 quasi non ci sia anno senza almeno un episodio simile, con picchi particolari nel 2015 e 2004, quando le giornate con media costante sopra i 27°C sono state rispettivamente 19 e 17.

Invertito è il trend dei giorni di gelo. Secondo i dati relativi ai cent’anni fra 1900 e 2000, le giornate con temperatura costante sotto -1°C sono state in media 8,9 all’anno. Con l’ingresso nel nuovo millennio le cose mutano, se si considera che la media del periodo 2000-2017 si attesta su 2,2 giornate all’anno, con anni come 2007, 2008, 2011, 2013, 2014, 2015 e 2016 in cui il fenomeno non si è registrato nemmeno una volta. Ben diversa la situazione nel 20.o secolo, in cui si contano anni record come il 1929, 1940, 1942, 1964, quando interi giorni sotto lo zero termico si sono registrati per oltre 35 giornate in un solo anno.

Questi fenomeni pongono Trieste e il Fvg a metà classifica delle 558 aree considerate. Il territorio è in posizione 247, nella graduatoria guidata dalla svedese Kiruna (+3,4°C dal 2000 a oggi rispetto alla media del Ventesimo secolo). Il trend è simile a quello delle aree limitrofe: Pordenone segna un +1,2°C, Venezia +1,1°C, Lubiana +1,2°C, Fiume +1°C e Pola + 0,9°C.

Lo scenario peggiora in montagna e il trend ha permesso a Filippo Giorgi, direttore della sezione Fisica della Terra del Centro internazionale di fisica teorica di Trieste e climatologo di fama internazionale, di dire che «sulle Alpi lo zero termico si registra ormai a 1.400 metri e fino a 1.700 si è in fase di transizione. Oggi a tali quote la neve è in pericolo anche d’inverno e, se l’effetto serra continuerà a dispiegarsi al ritmo attuale, la soglia dello zero climatico si innalzerà: i 1.700 metri diventeranno 1.800 e così avanti». Il Fvg pagherà un alto prezzo all’effetto serra: nei suoi 5 comprensori si scia quasi sempre sotto i 2.000 metri. Giorgi annota che «l’industria del turismo invernale si sta preoccupando moltissimo in tutto l’arco alpino: l’innevamento artificiale sarà sempre più costoso perché si dovranno coprire superfici più estese, l’acqua sarà sempre più cara e le temperature sempre più alte».

Non solo turismo invernale. Il climatologo di Osmer Fvg Andrea Cicogna spiega che «impatti» si avranno anche «su agricoltura, uso dell’acqua, livello del mare: tutte cose per le quali dovremo attrezzarci nel giro di un secolo. Un periodo che pare lungo ma dal punto di vista climatico è relativamente breve». «I dati medi in oggetto - precisa Cicogna - sono più simili all’andamento della pianura udinese che a quelli di Trieste, dove c’è la mitigazione prodotta dal mare e l’altimetria variabile crea zone con divere tipologie di temperatura. Il fenomeno è globale e si riscontra ovunque, inclusa casa nostra, dove dagli anni Ottanta c’è stata quella stessa accelerazione dei cambiamenti climatici che registriamo ovunque».—


 

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