La Tomos in crisi corre via da Capodistria

Negli anni ruggenti del boom economico jugoslavo contava quasi 4mila dipendenti: oggi pensa di trasferirsi a Celje

ZAGABRIA La Tomos potrebbe lasciare Capodistria entro l’anno. La televisione slovena Rtv ha annunciato questa settimana che lo storico brand sloveno di motociclette sta riflettendo ad una dislocazione, che sposterebbe la sua attività verso la città slovena di Celje (ma l’informazione non è stata per ora confermata dalla direzione dell’impresa). Per l’azienda, che ha alle sue spalle oltre 60 anni di storia, si tratta di una nuova pagina all’interno di una lunga crisi. La Tomos, che negli anni ruggenti del boom economico jugoslavo contava quasi 4mila dipendenti, ha infatti oggi a libro paga appena una quindicina di persone, il cui futuro è peraltro “incerto”, scrive RTV, precisando che “alcuni impiegati hanno già lasciato la compagnia”. Perché se il direttore della Tomos, Iztok Pikl, assicura che la compagnia cerca oggi di “far fronte ai suoi obblighi il prima possibile”, per la televisione slovena la situazione è decisamente più grave: «I fornitori aspettano i loro soldi, i lavoratori una parte dei salari e i clienti i prodotti già ordinati».

Appesantita dai debiti, l’azienda sta cercando un partner strategico che possa portare nuovo capitale. Eppure, Tomos è stato uno dei marchi più celebri della Jugoslavia. Fondata nell’estate del 1954 a Sesana, la Tomos (Tovarna Motornih koles Sežana) ha iniziato in quello stesso anno la costruzione del suo stabilimento a Capodistria, dove si trova tuttora. La fabbrica, da cui oggi l’impresa potrebbe separarsi, fu inaugurata nel 1959 dallo stesso maresciallo Tito, che diede il via alla produzione di moto e motorini. All’accordo di collaborazione con l’impresa austriaca Steyr-Daimler-Puch, seguì il lancio del Puch MS 50, soprannominato Colibrì, di cui furono prodotte oltre 17mila unità, esportate fino in Svezia. Negli anni Sessanta, la Tomos aprì un secondo stabilimento di produzione nei Paesi Bassi, dove i suoi due ruote si vendevano particolarmente bene, e qualche anno più tardi, l’impresa di Capodistria iniziava a produrre in casa anche i motori dei mezzi. Ma con gli anni Ottanta - complici anche le crisi petrolifere e le nuove esigenze ambientali - la Tomos si lasciava ormai alle spalle il picco della sua produzione. E la fine della Jugoslavia socialista (con il passaggio al libero mercato) non avrebbe risolto i problemi dell’impresa.


L’ultima svolta, tre anni fa, ha portato la Tomos nelle mani della MPO Moto, che ha rilevato l’azienda in liquidazione. La nuova direzione ha promesso un rilancio della produzione, ma malgrado l’esistenza di nuovi mercati (RTV cita la Spagna e la Corea del Sud), la scarsa liquidità ha reso impossibile ogni cambiamento. Oggi, si vocifera di una svolta elettrica, un’attenzione alla cosiddetta e-mobility, ma il futuro è ancora incerto e forse lontano da Capodistria. —


 

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