In dieci giorni raccolte 1.600 firme contro il market in piazza Unità

Il testo chiede tutela per l’area. Nel mirino il futuro Despar. Fra le adesioni eccellenti quella di Magris

TRIESTE «No alla Despar in piazza Unità». Questo l’obiettivo della petizione promossa da un gruppo di triestini: si vuole ottenere una regolamentazione specifica che vieti l’approdo di esercizi commerciali che «schernirebbero la bellezza della piazza». La petizione, in meno di dieci giorni, ha raccolto 1.600 adesioni e verrà consegnata martedì 25 settembre in Comune. Fra i tanti a sottoscriverla, anche il saggista Diego Fusaro, lo scrittore e germanista Claudio Magris, il giornalista Paolo Rumiz, l’avvocato Fulvio Vida, il professor Renzo Stefano Crivelli e il sondaggista Roberto Weber.



Il documento richiede al Consiglio comunale e alla giunta di fermare lo sbarco del nuovo punto vendita “de luxe” di Despar, previsto a fine anno a Palazzo Pitteri. Ma non solo: si reclama una normativa speciale tesa a difendere ad oltranza il salotto buono della città. La bellezza e l’atmosfera solenne, si legge sul documento, risulterebbero infatti compromessi dall’apertura di attività commerciali, depauperando di fascino e anima la piazza, patrimonio di portata internazionale e prestigioso simbolo del ’900.

«Non nasce come piazza di mercato, ma come sede di istituzioni. Non vogliamo lasciare la possibilità che si avveri “la teoria della finestra rotta”, ovvero che rotta una finestra, chiunque venga in seguito possa permettersi di continuare a trascurare l’ambiente – fanno sapere i promotori della raccolta firme –: è una vera ricchezza per tutta la città, oltre che un patrimonio mondiale. Vogliamo invitare il Consiglio comunale ad adottare una normativa che possa tutelare sì la piazza, ma soprattutto partendo dal presupposto di individuarne una funzione agevolare l’apertura di attività che possano avere interesse pubblico di aggregazione popolare e culturale».

E così, spiegano i sostenitori dell’iniziativa, ai sensi dell’articolo 10 dello statuto comunale della città di Trieste e dell’articolo 73 del regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, la petizione è costruita in modo tale da chiedere maggiore tutela e valorizzazione per piazza Unità, vietando o subordinando ad autorizzazione l’esercizio di attività commerciali come «minimarket, sale giochi, rivendita chincaglierie, pizza al taglio e cibo da strada in generale». I “contras” del Despar ribadiscono inoltre i compiti della politica locale: «Aiutare il mantenimento, il progresso e la diffusione del sapere, vegliando sulla conservazione e sulla protezione dei beni culturali e naturali unici e insostituibili». A tal fine, infatti, suggeriscono «di agevolare ed incentivare lo sviluppo di attività culturali o alternative rivolte alla collettività e all’aggregazione»; il tutto, chiaramente, «in sintonia con l’aspetto storico, etnologico ed estetico del contesto». La raccolta delle firme si è svolta principalmente in piazza della Borsa ed è stata coordinata in otto giorni esclusivamente da cittadini su base volontaria. —


 

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