Le bonifiche attuate a Sablici e a Pietrarossa sono forse la causa della “sparizione” del lago

la ricerca DOBERDòÈ ripresa la caccia da parte degli speleosub alle acque che defluiscono dal lago di Doberdò. E la nuova tappa delle ricerca condotta con il coordinamento del Dipartimento di...

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DOBERDò


È ripresa la caccia da parte degli speleosub alle acque che defluiscono dal lago di Doberdò. E la nuova tappa delle ricerca condotta con il coordinamento del Dipartimento di geoscienze dell’Università di Trieste e il supporto di Acegas, e che rimane un tassello fondamentale per delineare le strategie da mettere in campo per migliorare lo stato di salute dello specchio d’acqua, ha finora confermato l’esito del tracciamento delle acque effettuato a fine giugno.

In buona sostanza le acque del lago defluiscono verso Sablici e la Moschenizza e verso il pozzo di Jamiano, Comarie e il Timavo.

Si sono confermati negativi i campioni di Pietrarossa e delle Mocille, oltre che dei pozzi dell’acquedotto sloveno a Clarici.

«Credo che a breve faremo il punto con il gruppo di lavoro per il lago di Doberdò – spiega Luca Zini, docente del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Trieste, che sta coordinando lo studio sulle acque assieme anche a Fabio Gemiti, chimico delle acque ed ex Acegas, e di Mario galli, storico ed esperto di carsismo locale –. In base all’esito delle indagini finora condotte sembra incida nei periodi di magra, com’è quello attuale, la presenza dei canali di bonifica di Sablici e di Pietrarossa. Potrebbe quindi essere opportuno testare delle soglie mobili, non definitive, per verificare l’efficacia della soluzione».

I tempi non saranno immediati, perché con l’arrivo dell’autunno il livello delle acque salirà e renderà più problematical’ispezione .

La prima finestra utile potrebbe aprirsi a gennaio o febbraio, nel caso in cui siano secchi, o sennò si dovrà attendere nuovamente la fine di giugno.

«Vanno valutati gli impatti di una scelta del genere – aggiunge Zini – su un ecosistema che si è stabilizzato da quasi mezzo secolo, dopo la creazione dei canali di bonifica. E andranno coinvolti gli eventuali proprietari delle aree interessate».

Dopo le prove di conducibilità e quindi di portata dell’acque sotterranee effettuate dagli speleosub in una serie di cavità nel corso dell’estate, si è tornati lunedì a immettere nell’inghiottitoio sudorientale del lago della fluorescina, in qualità superiore alla fine di giugno (700 e non 300 grammi sciolti in 10 litri d’acqua).

In questi giorni gli speleosub che fanno parte della rete ora formata da sette associazioni della Venezia Giulia (alle tre che per prime si sono impegnate in questo lavoro - Amici del Fante di Monfalcone, Linder di Ronchi dei Legionari, Talpe del Carso di Doberdò - si sono aggiunti Bertarelli di Gorizia, Cat, Società adriatica di speleologia di Trieste, Gruppo speleologico carsico di San Martino del Carso) sono ritornati quindi a ricercare il tracciante in una serie di punti già oggetto di indagine tre mesi fa, ma non solo. —



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