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Delitto Carli, in galera un altro ricercato

Chiuse le indagini: il pm chiede il rinvio a giudizio per i 4 componenti della banda. L’ex poliziotto serbo in cella all’estero

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TRIESTE La Procura di Trieste ha chiuso le indagini sull’omicidio di Aldo Carli, l’ex gioielliere di settantacinque anni picchiato e strangolato nella sua villa di via del Refosco a Opicina nella notte tra il 19 e il 20 dicembre. Il pm Federico Frezza ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro serbi, ritenuti dagli inquirenti gli autori dell’omicidio. Una è la quarantaseienne Ljubica Kostic, in cella al Coroneo dallo scorso gennaio. Altri due, invece, sono tutt’ora latitanti. Si tratta di una donna, Olivera Petrovic, una prostituta a cui Carli negli ultimi anni aveva prestato ben 240 mila euro tra contanti e gioielli, e di un uomo: Dusan Pejcic. Il quarto componente, un ex poliziotto che all’epoca dei fatti era compagno della Petrovic, si chiama Milan Pesic: è in carcere in Serbia, già detenuto per altre ragioni.

L’azione penale a carico della banda di serbi, anche se solo uno degli imputati (la stessa Kostic) è di fatto nelle mani della giustizia italiana, può dunque cominciare: il pm ritiene che ci siano elementi sufficienti per avviare il processo. Così facendo la magistratura evita, peraltro, di incorrere nel rischio della prescrizione: non dell’omicidio, che non si prescrive, ma per altri possibili reati contestati dall’accusa assieme al delitto.

La prima udienza si terrà dal gup Laura Barresi il prossimo 9 novembre. Salvo colpi di scena, sarà soltanto Ljubica Kostic (difesa dall’avvocato Paolo Codiglia) a comparire davanti al giudice. Per l’uomo in cella in Serbia, Milan Pesic (difeso d’ufficio dall’avvocato Chiara Valente), potrebbe invece valere il legittimo impedimento proprio perché detenuto all’estero. L’ipotesi dell’estradizione è percorribile. L’uomo nel frattempo potrebbe essere interrogato.

Gli altri due, come detto, sarebbero ancora in fuga: Dusan Pejcic e Olivera Petrovic (quest’ultima è assistita d’ufficio dall’avvocato Antonio Zonta).

La dinamica del delitto è stata accertata rapidamente dagli investigatori durante le indagini. Carli è stato legato al collo e alle mani con delle fascette di plastica. L’ex gioielliere è stato pestato e seviziato. Poi strozzato. Nell’autopsia sono state riscontrate graffiature, contusioni, lesioni dentarie ed ematomi vari. Un orecchio era quasi staccato. Il cadavere è stato rinvenuto il mattino successivo sul retro della casa da due operai che lavoravano in un cantiere di fronte alla villa. Il movente dell’omicidio starebbe dietro a un giro di soldi, gioielli e incontri sessuali protratto per anni tra la vittima e Olivera Petrovic. A innescare la spedizione punitiva nella villa di Opicina, da quanto risulta, la firma su un conto estero da trasferire in Italia per il quale Carli avrebbe dovuto spostarsi a Villaco nella mattina del 20 dicembre per incontrare proprio la Petrovic. Ma l’ex gioielliere sarà ucciso la notte prima. Forse proprio quando il settantacinquenne sta per salire in macchina. —




 

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