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Riscaldamento globale, a Trieste e Gorizia temperature aumentate in media di un grado dal 2000 al 2017

Alla svolta del nuovo millennio il termometro ha registrato un incremento rispetto alle medie del secolo scorso. In picchiata le giornate sotto lo zero termico. Neve a rischio sulle montagne

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TRIESTE Un grado in più in nemmeno vent’anni. Il riscaldamento globale sceglie il 2000 come anno di svolta per produrre le sue conseguenze sui territori di Trieste, Gorizia e Udine. È proprio la svolta del nuovo millennio a segnare un costante innalzamento delle temperature che, nel pur breve periodo compreso tra 2000 e 2017, ha provocato la crescita di 1°C nella media delle temperature rispetto a quella registrata in tutto il secolo precedente.

Secondo i dati raccolti dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, infatti, oggi la temperatura annuale media registrata nella provincia giuliana, isontina e friulana ammonta a 13,6°C contro i 12,6°C riscontrati invece nella serie storica compresa tra 1900 e 2000. I numeri emergono dall’elaborazione realizzata da Edjnet, consorzio di testate denominato European data journalism network, che ha utilizzato le informazioni conservate in uno dei più grandi archivi mondiali riguardanti i dati meteorologici. Lo studio riguarda oltre cinquecento territori europei, fra cui appunto la zona che comprende Trieste, Gorizia e la parte meridionale della provincia di Udine.

▸TUTTI I DATI METEREOLOGICI DEGLI ULTIMI 117 ANNI NELLA ZONA DI TRIESTE, UDINE E GORIZIA

Un affresco globale sull’evoluzione del riscaldamento globale, da cui non è immune l’estremo lembo nordorientale italiano. Il cambio di passo si realizza appunto nei Duemila, se si considera che tra 1900 e 2017 le temperature medie più alte si registrano nel 2014, 2015, 2017, 1995 (unica eccezione) e 2011. Ad aumentare è anche l’intensità del caldo e lo si può desumere dall’analisi sulle giornate in cui la temperatura media si è attestata per tutte le 24 ore al di sopra dei 27°C. Uno schiacciamento verso l’alto delle minime, che dal 2000 al 2017 si è verificato per 5,4 giorni all’anno. Risultato solo apparentemente di ridotte dimensioni, posto che per tutto il Ventesimo secolo questo genere di situazioni si è verificato soltanto per 0,3 giorni all’anno: dal 1900 al 1990 condizioni di questo genere si sono avute d’altronde in tutto in nove giornate, concentrate in tre sole annate.

I grafici mostrano come la tendenza si modifichi successivamente e come dopo il 2000 quasi non ci sia anno senza almeno un episodio di questo tipo, con picchi di particolare rilievo nel 2015 e 2004, quando le giornate con media costante over 27°C sono state rispettivamente 19 e 17. Fatalmente invertito è il trend dei giorni di gelo. Secondo i dati relativi ai cent’anni compresi fra 1900 e 2000, le giornate in cui la temperatura è stata costantemente al di sotto di -1°C sono state in media 8,9 all’anno. Con l’ingresso nel nuovo millennio le cose mutano in modo sensibile, se si considera che la media del periodo 2000-2017 si attesta su 2,2 giornate all’anno, con anni come il 2007, 2008, 2011, 2013, 2014, 2015 e 2016 in cui il fenomeno non si è registrato nemmeno una volta.

Ben diversa la situazione nel Ventesimo secolo, in cui si contano invece anni record come il 1929, 1940, 1942, 1964, quando interi giorni sotto lo zero termico si sono registrati per oltre 35 giornate in un solo anno. I fenomeni rappresentati pongono Trieste e il Friuli Venezia Giulia a metà classifica delle 558 aree considerate. Il territorio si attesta alla posizione 227, in una graduatoria guidata dalla spagnola Granada (+1,58°C dal 2000 a oggi rispetto alla media del Ventesimo secolo). Il trend è simile a quello delle aree limitrofe, posto che Pordenone segna un +1,15°C, Venezia un +1,1°C, Lubiana un +1,1°C, Fiume un +1°C e Pola un + 0,9°C.

Lo scenario peggiora d’altronde in montagna e le tendenze permettono di dire a Filippo Giorgi, direttore della sezione Fisica della Terra del Centro internazionale di fisica teorica di Trieste e climatologo di fama internazionale, che «sulle Alpi lo zero termico si registra ormai a 1.400 metri e fino a 1.700 si è in fase di transizione. Oggi a tali quote la neve è in pericolo anche d’inverno e, se l’effetto serra continuerà a dispiegarsi al ritmo attuale, la soglia dello zero climatico si innalzerà: i 1.700 metri diventeranno 1.800 e così avanti».

Il Friuli Venezia Giulia pagherà un alto prezzo all’effetto serra, dal momento che nei suoi cinque comprensori si scia quasi sempre sotto i 2.000 metri. Giorgi sottolinea che «l’industria del turismo invernale si sta preoccupando moltissimo in tutto l’arco alpino: l’innevamento artificiale sarà sempre più costoso perché si dovranno coprire superfici più estese, l’acqua sarà sempre più cara e le temperature sempre più alte».

Quello del turismo invernale sarà solo uno degli aspetti interessati. Lo spiega il climatologo di Osmer Fvg, Andrea Cicogna, secondo cui «impatti si avranno su agricoltura, uso dell’acqua, livello del mare: tutte cose per le quali dovremo attrezzarci nel giro di un secolo. Un periodo che sembra lungo ma che dal punto di vista climatico è relativamente breve». Cicogna specifica che «i dati medi in oggetto sono più simili all’andamento della pianura udinese che a quelli di Trieste, dove c’è la mitigazione prodotta dal mare e dove l’altimetria variabile crea zone con divere tipologie di temperatura. Il fenomeno è globale e si riscontra ovunque, incluso a casa nostra, dove dagli anni Ottanta c’è stata quella stessa accelerazione dei cambiamenti climatici che registriamo ovunque».

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