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Emergenza morti bianche: scoppia la protesta a Belgrado

Cinque morti in pochi giorni: due le vittime nel grande cantiere finanziato dagli arabi che dovrebbe cambiare il volto della capitale. E la gente scende in piazza

Stefano Giantin
1 minuto di lettura

BELGRADO Cinque morti in due settimane, di cui quattro nella sola Belgrado. Se i numeri non mentono, c’è un serio problema di sicurezza sul lavoro (spesso nero), in Serbia, Paese dove le morti bianche sono sempre più di frequente sulle prime pagine dei giornali. L’ultimo caso, quello che più ha fatto scalpore, è stato registrato venerdì, nei cantieri di “Beograd na vodi”, il mega-progetto a spinta araba che sta cambiando il panorama della capitale. Proprio da uno degli alti palazzi che si stanno ergendo a ridosso del fiume Sava due operai, uno di 26 anni e l’altro di 47, sono precipitati dal ventiduesimo piano per cause ancora da chiarire. È stata una tragedia frutto della sfortuna, ha subito tenuto a precisare “Belgrade Waterfront”, l’azienda che gestisce il progetto, assicurando che «in tutti i cantieri», inclusi quelli dove operano imprese appaltatrici, «vengono rispettati tutti i più alti standard di sicurezza». Ma le polemiche non mancano. I due di “Belgrado sull’acqua”, infatti, sono solo le ultime vittime di una lunga serie di simili incidenti registrati nelle ultime settimane.



Il 29 agosto, in un cantiere nella centralissima Kneza Milosa, un operaio è morto sepolto in un crollo. Lavorava in nero, registrato come pulitore. Scene simili, la settimana scorsa, anche a Novi Beograd, con un operaio – sempre in nero – caduto sul lavoro. In tutto, in meno di venti giorni, sono «cinque i deceduti» di morte bianca, dall’inizio dell’anno sono 29, ha fatto ieri il triste conto il quotidiano belgradese Danas, sentendo anche Stevan Djurovic, direttore dell’ispettorato del Lavoro. Che ha suggerito che l’unica via per ridurre la mortalità tra gli operai è quella di introdurre «pene carcerarie» per i responsabili. Casi, in testa quello a Belgrado sull’acqua, che hanno provocato anche proteste, nella capitale. «Quanto vale una vita in Serbia?», lo slogan di quella organizzata venerdì sera davanti alla sede del governo per «commemorare tutti i morti sul lavoro».

Ma le autorità non sarebbero colpevoli di alcunché, si è difeso il presidente serbo, Aleksandar Vucic. Vucic è scivolato anche su una buccia di banana, dicendo che «ogni dieci secondi negli Usa muore un pulitore di finestre». Peccato che i dati fossero evidentemente errati, nati probabilmente da un articolo satirico di “The Onion”, il "Lercio" americano. Il presidente della Serbia si è poi scusato per la svista. «Ero stanco», ha spiegato. Serbia che non è l’unico Paese dell’area ad avere problemi con le morti bianche. Lo ha segnalato Eurostat, che ha indicato nella vicina Romania il Paese Ue col numero maggiore di infortuni mortali sul lavoro. Gli incidenti dall’esito letale registrati nell’Ue nel 2015 sono stati circa 3.500, pari a un tasso di 2,4 incidenti mortali ogni 100.000 lavoratori. —

 

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