Dipiazza: «Quel manifesto sulle leggi razziali a Trieste è esagerato e duro ma lascio lo stesso che venga usato»


TRIESTE «La mostra? Per me i ragazzi del Petrarca la possono fare anche domani mattina, anche con quel manifesto. Sono stato io a chiedere, modestamente e moderatamente, tramite l’assessore alla Cultura Rossi, di ammorbidire i toni. In Italia e in Europa, non solo qui a Trieste, stiamo vivendo un momento un po’ “strano”. E su questi temi non dobbiamo accendere il fuoco. Il ’900 va rispettato, dobbiamo metterci tutti sull’attenti e chiedere scusa, da una parte e dall’altra: ma se ognuno mi fa da distributore di benzina, non la finiamo più».



Già, ammorbidire i toni. È questo il concetto che il sindaco Roberto Dipiazza ripete come un mantra nel giorno della “retromarcia” dopo le polemiche sul manifesto della mostra organizzata dagli studenti del liceo Petrarca in occasione dell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali – annunciate proprio qui a Trieste nel 1938 da Benito Mussolini dal palco montato in piazza Unità – e “censurato” in qualche modo dalla giunta di centrodestra. Il risultato a oggi è che quella mostra – prevista per mercoledì scorso nella Sala Veruda del Municipio – non ha ancora visto la luce.

Riassumendo la vicenda: dopo aver ottenuto la co-organizzazione del Comune e la concessione della sala, al Petrarca è stato chiesto dall’assessore Rossi (e, si scopre oggi, su input del sindaco) di modificare il volantino: «serve prudenza», aveva tenuto a sottolineare il responsabile della Cultura del Comune. A quel punto il liceo sostiene di aver chiesto quali fossero le modifiche da fare e di non aver ricevuto nessuna risposta dall’assessore con il risultato che la mostra non è ancora partita.



Ma a 80 anni di distanza da quel triste avvenimento, cosa disturbava il primo cittadino? «Quando ho visto quel titolo del Piccolo dell’epoca, così estremamente pesante, e con quella scritta lì sotto sul razzismo mi è sembrato esagerato. Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose? Io andrò a condannare la promulgazione delle leggi razziali con una grande manifestazione in consiglio comunale e con l’inserimento di una targa fatta dall’unione delle comunità ebraiche. Chiedevo solo di ammorbidire quel manifesto: per non accendere, cioè, rancori né da una parte né dall’altra». Per spiegarsi meglio Dipiazza cita la contestata manifestazione con la comunità palestinese di qualche mese fa. «Quando la feci, quella ebraica si sollevò. In quel caso dissi che dobbiamo convivere con tutti: questo vuol dire ammorbidire». Ma con chi si deve convivere dall’altra parte in questo caso, con i nostalgici del regime fascista? Il primo cittadino svicola: «Non voglio svilire quello che è successo, ma nemmeno riaccendere questi focolai. E comunque per me l’incidente è chiuso: se vogliono questa mostra la fanno, se non vogliono non la fanno. Non mi cambia nulla».

Prende in qualche modo le distanze dal bailamme di questi giorni il vicesindaco Paolo Polidori. «L’iter seguito da Rossi è quello corretto: co-organizzare vuol dire condivisione di tutto il materiale. Sul manifesto in sé, però, nulla da dire: sono foto storiche che testimoniano quel momento e che sono prive di interpretazioni. Non ci vedo altro».

Critiche alla gestione dell’evento da parte del Comune e messaggi di sostegno per il Petrarca arrivano dalle parti politiche di opposizione e anche dalla Sissa. «Desidero esprimere la nostra indignazione per tale comportamento e la nostra totale solidarietà alla decisione di non assoggettarvi alla censura e trovare una sede indipendente per l’esposizione. È inaccettabile che si censurino azioni come le vostre, e invece si tollerino coloro che inneggiano a tali atrocità. La concessione di piazza Unità per la manifestazione di CasaPound ne è un esempio», afferma Simona Cerrato, responsabile del programma Sissa for schools.

«Una decisione sconcertante», scrivono in una nota i consiglieri del M5s di Trieste. «Non capiamo cosa ci fosse di sconveniente in quel manifesto e come avrebbe potuto innescare polemiche». «Mi spiace tanto per le studentesse e gli studenti che hanno lavorato con passione e si sono visti censurati», afferma Sabrina Morena, di Sel, che con i colleghi Fabiana Martini e Giovanni Barbo (Pd) ha presentato un’interrogazione al Comune. «Orgoglioso di essere petrarchino», scrive sul suo profilo Facebook l’ex sindaco Roberto Cosolini. Che aggiunge: «Ma si rendono conto di cosa comporta rappresentare un’istituzione democratica?».

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi