I 110 anni di Cecilia Seghizzi fra letture e tanta buona musica

Mercoledì il compleanno. Si tratta di un vero record di longevità. La salute è buona: «Il mio autore preferito? Ho sempre amato la scrittura di Marguerite Yourcenar»

GORIZIA Sono centodieci per Cecilia Seghizzi. La lode, nel suo caso, è decisamente scontata. Non è difficile prevedere per mercoledì, quando festeggerà il compleanno, le visite di quanti le vogliono bene. Nella sua abitazione goriziana, sotto l’occhio vigile della sua collaboratrice, la signora Cecilia gode di buona salute, circondata dai libri, dai suoi acquerelli e dagli spartiti. Non c’è bisogno di ricordare quanto abbia dato alla musica e alla pittura. Ma, al di là del suo valore come artista, è la sua stessa esistenza a sembrare un capolavoro: mai, la signora Cecilia, manca di manifestare un enorme slancio verso la vita. E sì che non tutto, per lei, è sempre stato felice.

L’esperienza al campo profughi di Wagna, per esempio, non è stata certo dimenticata. «Di cose da dire ne avrei tante…», scherza. Come darle torto? Fino a due anni fa, trascorreva le vacanze a Grado mentre da qualche mese l’assenza dell’ascensore nell’abitazione dove abita ha cominciato a farsi sentire, impedendole di uscire di casa. Ma ciò non placa il suo spirito. Con piacere evoca le sue passioni, come quella per la lettura: «Sì, leggere è per me sempre stato importante», e alle pareti si possono facilmente notare tanto libri legati alla musica, come il “Beethoven” di Giovanni Carli Ballola, quanto romanzi e saggi di altro genere.


L’autore, il libro preferito? «Difficile dirlo – risponde la signora Cecilia –. Ho sempre amato Marguerite Yourcenar». Ma quella per la lettura non è stata certo l’unica sua passione. «Mi piaceva molto camminare. E ho avuto la fortuna di poter viaggiare, anche se non ho cominciato da giovane». Poi, ovvio, la signora Cecilia suonava, scriveva musica, insegnava, dipingeva. «Ero occupata da mattina a sera. Non è che avessi molto tempo a disposizione», spiega la signora.

Anche perché nella sua vita c’era un marito: Luigi Campolieti, pure lui musicista. Suo marito è mancato, da anni, mentre non mancano mai molte visite a casa Seghizzi, sul suo campanello, accanto al nome, una chiave di violino. Proprio circondata dall’affetto di molti festeggerà il compleanno. Anche se lei non ama parlarne: sono, del resto, numeri importanti e come negarle un sano pizzico di vanità? In fondo, se in molti le vogliono bene è proprio per quell’amore verso la vita che sa ancora trasmettere a parenti e amici. Non a caso, alla domanda se la vita è bella, la signora Cecilia si illumina e non esita un attimo prima di rispondere. «Sì, la vita è bella senz’altro». —
 

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