Decreto dignità, tremano 237 precari della Flex

Una manifestazione di protesta per i lavoratori della Flex (foto di archivio)

L’azienda ha portato tutti i contratti a termine alla scadenza del 31 gennaio 2019. Il 3 ottobre vertice al ministero

TRIESTE La comprensibile ansia di 237 persone per altrettanti posti di lavoro. Il “decreto dignità”, che stabilisce nuove tempistiche e nuove regole sui contratti a termine, sta creando forti tensioni e motivate preoccupazioni alla Flex, l’azienda elettronica che opera in zona industriale.

La fabbrica, controllata dalla multinazionale statunitense Flextronics, lavora tradizionalmente con una notevole quantità di “somministrati”, termine tecnico per definire i precari: al momento si tratta di 237 unità su circa 650 (oltre il 30%), ma in passato si sono superate le trecento. L’azienda, in seguito alla nuova disposizione legislativa, ha “pareggiato” tutti i 237 contratti a termine portandoli a scadenza il 31 gennaio 2019.


Poi? Bella domanda: poi si vedrà. Flex avrà comunque mano libera nel determinare i futuri assetti occupazionali. Sui precari, alcuni dei quali in possesso di curricula pluriennali, pende una grave incognita in seguito all’eliminazione dello scaglionamento mensile dei contratti: perchè la questione pressante riguarderà “quanti” somministrati saranno confermati.

Le rappresentanze sindacali di fabbrica (2 Fiom, 2 Uilm, 1 Usb, 1 Fim) temono «serie ricadute occupazionali nel medio e breve periodo», tanto da sollecitare con un comunicato l’attenzione della politica regionale e nazionale. «Notevoli anzianità di servizio e severe limitazioni previste dal decreto» sono difficilmente coniugabili e hanno bisogno di risposte precise, per evitare drammi sociali dopo tre anni che Flextronics ha rilevato il sito triestino da Alcatel Lucent.

Un primo cenno è arrivato: mercoledì 3 ottobre è convocata una riunione governo-Regione-azienda-sindacati a Roma presso il ministero dello Sviluppo Economico, il cui titolare è il leader pentastellato Luigi Di Maio, che ha fortemente voluto il decreto, altrettanto fortemente contestato dalle associazioni imprenditoriali.

Ma all’ordine del giorno di relazioni industriali da sempre piuttosto accidentate c’è anche il problema dell’integrativo, che era passato al referendum di giugno ma che è stato poi congelato da Flex a causa degli insoddisfacenti risultati dell’esercizio 2017-18. Giovedì 13 settembre le controparti si vedranno, sia per fare il punto sul contratto di secondo livello che per confrontarsi su nuovi clienti spesso promessi ma poi mai visti. —
 

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