Irruzione bis in pochi mesi nella sede estiva del Cral

Dalla cassa del ristorante dello spazio privato in Porto vecchio sono spariti questa volta 500 euro e due bottiglie di rum

TRIESTE Sono tornati per la seconda volta a distanza di qualche mese. Senza contare che fuori dallo stabilimento balneare, ancora più di recente, due rapinatori, finti runner, hanno letteralmente strappato in corsa delle collane a due donne anziane. E che quest’estate anche il vicino bagno Ferroviario ha subìto qualche “visita”.

I ladri hanno fatto nuovamente irruzione nella sede estiva del Cral, il Circolo dopolavoristico dell’Autorità portuale. La scorsa volta avevano portato via dal ristorante gelati per un valore complessivo di duemila euro. Nella notte tra sabato e domenica scorsi invece hanno rubato 500 euro, di cui 200 del fondo cassa e 250 delle mance per il personale, oltre a due bottiglie di rum.



Per addentrarsi nel locale del Cral uno o più delinquenti hanno spaccato la rete che divide lo spazio privato dalla moltitudine di ettari del nulla, chiamata Porto vecchio. Sapendo probabilmente che nessuno li avrebbe fermati, visto che la zona non è abitata nè controllata, i balordi hanno deciso di fare il colpo. Il bottino non è stato poi così sostanzioso, ma irritante quanto basta per il gestore dell’esercizio che già all’inizio dello scorso giugno, a un giorno dall’apertura della stagione, aveva dovuto fare i conti con il furto.

La polizia è intervenuta ieri mattina presto, quando il bagnino ha aperto lo stabilimento. Davanti ai suoi occhi ha trovato aperti lo sportello in ferro che chiude il bancone del bar e la cassa. Più tardi poi, con l’arrivo anche del presidente del Cral Lorenzo Ferri, ha individuato anche il pertugio che i malviventi avevano creato per riuscire a entrare.



«Siamo abbastanza stufi di questo andazzo. Avevamo il cancello, installato dall’Autorità portuale, che doveva rimanere chiuso, ma così non è stato. Qui entra chiunque - afferma Deferri -. Quando c’è il sole, ci sono più ombrelloni nella spiaggia “abusiva” qui a fianco che da noi». Per non contare tutti i senzatetto e gente di passaggio che va a dormire negli edifici fatiscenti dell’antico scalo. —


 

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