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Usa: Serbia-Kosovo, sì a modifiche confinarie

Il consigliere di Trump apre allo scambio di territori. Chiesa ortodossa e società civile temono tensioni: «Messaggi pericolosi»

Stefano Giantin
2 minuti di lettura
L'orgoglio kosovaro in piazza a Pristina in una foto di archivio 

BELGRADO Erano rimasti in silenzio per mesi, un’assordante quiete che faceva presagire che qualche importante passo fosse in cantiere. E alla fine, la mossa a sorpresa – ma anche molto rischiosa per i delicatissimi equilibri balcanici - è arrivata: gli Stati Uniti hanno spianato la strada a una possibile modifica di confini nei Balcani, ovvero a uno scambio di territori tra Serbia e Kosovo, nell’ambito della futura intesa finale tra Belgrado e Pristina sulla “normalizzazione” dei rapporti.

A dare l’annuncio della svolta è stato il “falco” John Bolton, consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale e fra gli uomini dell’amministrazione più vicini al presidente Trump, oltre che uno degli architetti della nuova politica estera Usa. Durante una conferenza stampa a Kiev, Bolton ha precisato che «la politica americana è tale che, se le due parti raggiungono un’intesa, non escludiamo aggiustamenti territoriali». «Penso – ha aggiunto, citato da Radio Europa Libera – che entrambi i governi», quello serbo e kosovaro, «siano tacitamente desiderosi di negoziare» su questo tema, quello dello scambio di territori: il nord del Kosovo a maggioranza serba a Belgrado, qualche area della valle di Presevo, a maggioranza albanese, a Pristina. È una soluzione di cui si mormora nella regione da tempo. E che, in forme diverse, è stata suggerita anche dai presidenti Aleksandar Vučić e Hashim Thaci.

Se questa è «una soluzione soddisfacente» per entrambe le parti, ha messo le mani avanti Bolton, «noi non ci metteremo di traverso e non penso che nessuno in Europa lo farà», ha aggiunto: un riferimento implicito quest’ultimo agli ammonimenti della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che a inizio agosto aveva chiuso le porte con fermezza a ogni mutamento di confini nella regione.

È «la prima volta» che Washington ammette che i confini in Kosovo non sono intoccabili, ha commentato l’analista Dejan Miletić. Ma il mutamento - è la paura di molti - potrebbe aprire il vaso di Pandora di nuove tensioni nei Balcani. Se dovessero infatti essere corretti i confini tra Serbia e Kosovo, perché allora non pensare ad esempio a modifiche simili anche in Bosnia, cedendo alle mai sopite velleità secessionistiche della Republika Srpska? E cosa potrebbe accadere in Macedonia, patria di una folta minoranza albanese? E tra la stessa Albania e il Kosovo?

Domande che si fanno in tanti, nei Balcani, in queste settimane estive, e che sono al centro di dure proteste contro ogni ipotesi di spartizione del Kosovo e di ritocco delle frontiere. Una delle più forti era arrivata nelle scorse settimane tramite una lettera aperta all’Alto rappresentante Ue agli Esteri, Federica Mogherini, in cui decine di esponenti della società civile serba e kosovara avevano parlato di «messaggi pericolosi» che potrebbero dare il la, come in passato, a «sanguinosi conflitti». Contraria all’idea anche la Chiesa ortodossa serba, in particolare quella che ancora oggi vive nei monasteri del Kosovo, che ha più volte – con frequenza crescente nelle ultime settimane – avvisato del rischio di un nuovo esodo di serbi dal sud del Kosovo. Se spartizione sarà. —


 

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