Sale la tensione in Romania. Il Palazzo evoca il golpe

Liviu Dragnea con la premier Viorica Dancila

Dragnea all’attacco dopo le proteste anti-corruzione: tentato il colpo di Stato. Ancora nel mirino il presidente Iohannis. La premier scrive a Bruxelles

BUCAREST Prima le massicce proteste di piazza, gli incidenti e la repressione della polizia. Ora nuove pesantissime accuse contro gli “indignados”, i protagonisti delle poteste anti-corruzione, apostrofati come golpisti. È un’estate caldissima, in Romania, dove non si abbassano i toni dopo la manifestazione anti-governativa del 10 agosto a Bucarest, con almeno 100 mila persone – tra cui tantissimi emigranti rientrati per le ferie - a chiedere le dimissioni del governo guidato da Viorica Dancila lanciando slogan contro Liviu Dragnea, leader del Partito socialdemocratico al potere. E vera eminenza grigia nel Paese.



Proprio Dragnea, mancato premier solo a causa di problemi giudiziari, ha gettati nuova benzina sul fuoco l’altra notte dalla Tv Antena 3: ha accusato i manifestanti, una «organizzazione paramilitare», di aver inscenato un «tentato colpo» di Stato, pianificato per «rovesciare il governo» attraverso la mobilitazione di piazza. Parole, quelle di Dragnea, che non sono del tutto inedite. Il tintinnar di sciabole è stato evocato nei giorni scorsi anche da Dancila, che in una lettera alla Commissione europea ha bollato la protesta come «un tentativo di abbattere l’esecutivo con la violenza». La protesta, secondo la versione di chi è al potere a Bucarest, sarebbe stata sobillata anche dal presidente Iohannis, che dovrebbe essere sottoposto a impeachment, ha ribadito Dragnea in Tv.

Basterebbero queste dichiarazioni per far capire che i nervi sono tesissimi, in vista di un autunno che si prevede rovente. Le accuse di Dragnea appaiono però non sostanziate e potenzialmente destabilizzanti. I manifestanti, spiega al Piccolo il politologo Sergiu Miscoiu, «volevano le dimissioni del governo, ma non entrare nella sua sede» istituzionale per cacciarlo con la forza. Erano «in gran parte pacifici, ma elementi sponsorizzati dal governo hanno cercato di provocare la violenza, per spingere la polizia a intervenire», suggerisce.

Dragnea è però andato oltre, ad Antena 3, ricorda l'analista. Nell’aprile dell’anno scorso, ha sostenuto in Tv il leader socialdemocratico, egli stesso sarebbe «sfuggito» a un attentato e «posso dire che a pagare» per organizzare l’omicidio è stato «un uomo molto famoso. No, non penso a Soros, è lui che pensa a me», ha insinuato Dragnea. Parole che hanno fatto scandalo. Dragnea fa «come Maduro», ha suggerito il deputato liberale Muresan. «Si crede Ceausescu», ha rincarato Eugen Tomac, leader del Movimento Popolare, intervenuto nell’acceso dibattito che le parole di Dragnea hanno suscitato ieri in un Paese dove, è trapelato, sono ormai un milione le firme per chiedere che i condannati, come Dragnea – che vorrebbe correre alle presidenziali 2019 - non possano ricoprire cariche pubbliche.

Il terremoto provocato dalle parole di Dragnea costituisce uno sviluppo «preoccupante», spiega Miscoiu, ed è «la prima volta» che discorsi del genere, non corroborati «da prove», circolano nel Paese. E non è escluso, suggerisce il politologo, che Dragnea continui così anche in futuro, «costruendo prove: e ciò potrebbe portare a violenze». È «la prima volta dagli Anni Novanta che sono preoccupato». Soprattutto tenendo conto che altre nuove massicce manifestazioni si stanno preparando – così si mormora a Bucarest – per settembre. —
 

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