«Trasferiamo le masserizie degli esuli istriani al Magazzino 26»

L’assessore Rossi: «Il 18 non può essere aperto al pubblico e il sito di Porto vecchio è più adatto dell’ex campo profughi»

TRIESTE «Il Magazzino 18 è malmesso e non è in condizione di essere aperto al pubblico. Quindi il trasferimento delle masserizie degli esuli dall’attuale sito si renderà, prima o poi, inevitabile. La futura destinazione di questa importante testimonianza storica non è ancora stata decisa e va ponderata: penso che nel Magazzino 26, dotato di oltre 30 mila metri quadrati di superficie, si possa trovare uno spazio dove riallestire la memoria dell’Esodo».

Giorgio Rossi, in qualità di assessore alla Cultura, ha molto insistito affinché il più grande magazzino del Porto vecchio si candidasse a ospitare un nuovo Museo del mare, finanziato dal ministero dei Beni culturali con 33 milioni di euro. Ritiene che, in una logica museale “ampliata”, ci sia posto anche per mobili, letti, comodini, strumenti di lavoro giunti a Trieste da tutte le parti d’Italia che avessero accolto i profughi dall’Istria e dalla Dalmazia. Oggetti depositati e mai ritirati, conservati dall’Irci. Tra l’altro si tratterebbe di un ritorno, perché in passato il “26” aveva già ospitato queste tracce di una domesticità scardinata dalla storia.


Nonostante le carte ufficiali preparate dal Comune e approvate dalla Regione in attesa del sì definitivo ministeriale facciano riferimento solo al Museo del Mare, al Museo dell’Antartide, all’Immaginario Scientifico, Rossi non demorde dall’idea di qualche ulteriore coinvolgimento, come quello del Museo della Bora. Ma sono soprattutto i 1.600 metri quadrati organizzati al “18”, reso celebre da Simone Cristicchi, a interessare l’assessore nativo di Umago. «C’era una possibilità di traslocarli in un magazzino di Padriciano di fianco all’ex campo profughi - riflette Rossi - ma mi rendo conto che Porto vecchio, per ragioni storiche e affettive, è il domicilio più adatto». «Non solo - conclude - lo spostamento dal “18” al “26” sarebbe meglio gestibile dal punto di vista logistico ed economico».

All’ipotesi-Padriciano aveva lavorato il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota: «Il magazzino, a suo tempo utilizzato dalla Provincia, ha una superficie di 1.500 mq, che ben si sarebbero prestati ad accogliere le masserizie, una volta effettuati i lavori di ripristino». Lavori che avrebbero richiesto un investimento di 1,8 milioni di euro ottenibile - spiega Lacota - da fondi perenti della legge 72/2001 “interventi a tutela del patrimonio storico e culturale delle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume, dalla Dalmazia”, amministrati dalla Farnesina. L’ipotesi-Padriciano si iscriveva in un rapporto di collaborazione con Erpac, l’ente regionale che si occupa del patrimonio culturale e che ha assorbito una parte dei beni appartenuti alle disciolte Province.

Ma il trasloco in Carso non convince Franco Degrassi, presidente dell’Irci, convinto che Porto vecchio sia naturale e tradizionale depositario di quella porzione di memoria storica. —

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