Dal Belgio alla Grecia per i bambini siriani

L’impresa del goriziano Gianluca Morini permetterà di raccogliere fondi a favore dell’associazione no profit Nazra Syria



C’è un goriziano che da anni è autentico cittadino del mondo e che, in queste ore, sta portando a termine un’impresa straordinaria, attraversando l’Europa in bicicletta e legando ogni pedalata, ogni istante del suo sforzo e ogni goccia del suo sudore ad uno scopo nobile: aiutare l’associazione Nazra Syria, che sostiene le famiglie e i bambini poveri della Siria.


Gianluca Morini ha 45 anni, è membro di Greenpeace e da ormai molti anni divide la sua vita tra l’Australia e Amsterdam, dove ha sede l’organizzazione, anche se le sue origini, il suo cuore, parenti e amici sono ovviamente nel capoluogo isontino. Gianluca ha preso parte all’edizione 2018 della “Transcontinental Race”, massacrante competizione ciclistica giunta alla sesta edizione e partita dal Belgio per raggiungere la Grecia dopo più di 3.700 km di distanza e 35 mila metri di dislivello complessivo. La particolarità (e la durezza estrema) di quest’impresa risiede nel fatto che gli atleti in corsa non possono godere di alcun supporto tecnico esterno, devono cavarsela da soli e hanno solamente l’obbligo di toccare uno dopo l’altro i quattro check point (in Austria, Slovenia, Polonia e Bosnia) prima dell’arrivo in terra ellenica, dove il goriziano dovrebbe arrivare presumibilmente domani.

Morini ha scelto di cimentarsi in quest’avventura per sostenere una causa in cui crede molto, quella di Nazra Syria, coinvolgendo così tutti coloro che vogliono dargli una mano. Collegandosi al sito www.nazra-syria.org, infatti, è possibile seguirlo e donare 1 centesimo di euro per ogni chilometro percorso in bicicletta, in modo tale da donare all’associazione - e di conseguenza ai bambini siriani - 37 euro complessivi per tutto il percorso coperto da Gianluca. «Ognuno dei partecipanti alla Transcontinental Race ha una motivazione speciale per cui correre, e la causa di Gianluca è questa – racconta mamma Marina, che a Gorizia segue ogni giorno tappa dopo tappa la strada del figlio assieme al marito Carlo e all’altro figlio Marco –. Si è avvicinato al ciclismo quasi per caso, a Byron Bay in Australia dove vive, e per un anno si è preparato a questa sfida. Personalmente sono la più apprensiva in famiglia, e sono tutto il giorno attaccata al web con l’impressione di stargli più vicina, in questo modo. Ma Gianluca è sempre stato un ragazzo avventuroso e la sua vita l’ha portato a vivere tante avventure ben più rischiose, siamo abituati a peggio». Il pensiero di Marina va, ad esempio, alle tante uscite in mare con Greenpeace, con Morini che si trovò anche ad affrontare l’assalto dei pirati in Corno d’Africa.

Insomma, la Transcontinental Race per il “goriziano del mondo” non è che una nuova tappa di una vita affrontata con il piglio di chi vuole, in qualche modo, fare la differenza. E in questo caso, con l’aiuto di tanti, alzandosi sui pedali a fianco dei bimbi che soffrono in Siria. –



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