«Dopo sei anni lascio un sistema di assunzioni basato sulle competenze e non più sul consenso»

Il bilancio del rettore Fermeglia a 10 mesi dalla scadenza del mandato. «Positivo il nuovo sistema di tassazione. Anche Udine l’ha copiato»

TRIESTE «Sono un uomo delle istituzioni quindi evito di entrare in polemiche politiche che non mi riguardano e non commento le scelte del passato. Quanto al futuro posso dire che, finalmente, il primo agosto 2019 mi concederò una vacanza dopo aver lavorato sodo sei anni per costruire un ateneo sano, in crescita e attento al mondo della ricerca». Maurizio Fermeglia concluderà il suo mandato di rettore il prossimo anno: la tabella di marcia prevede elezioni a maggio e due mesi per il passaggio di consegne, «che intendo fare per bene, con la dovuta serietà e precisione».

Rettore, che ateneo troverà il suo successore il prossimo anno?


Troverà prima di tutto un’Università con un numero di immatricolati cresciuto del 7-8% l’anno rispetto al passato. Quanto agli iscritti complessivi sono calati perché abbiamo diminuito i fuori corso e gli abbandoni e ridotto il tempo di stazionamento dello studente in ateneo, migliorando quindi l’efficienza e consentendo la creazione di classi numericamente sostenibili con ragazzi motivati».

Capitolo tasse. Qual è la situazione?

Nel 2017 abbiamo introdotto un nuovo sistema di tassazione, Udine è arrivata in ritardo. Nel dettaglio abbiamo recepito la no tax area fino a 13 mila euro di Isee e scelto poi una curva di crescita delle tasse in proporzione al reddito. Il meccanismo adottato da Udine, invece, prevede un aumento importante delle tasse per gli Isee sopra i 23mila euro. Da noi lo studente di una famiglia con Isee ad esempio di 20 mila euro va a pagare 400 euro all’anno di tasse, l’equivalente di un caffè al giorno, quindi non una cifra tale da far desistere dalla scelta di iscriversi».

Che risultati sono stati ottenuti sul fronte della ricerca? È un settore su cui ho puntato molto. Avevamo un alto numero di docenti che non la facevano, ma per far crescere l’Università serviva qualcosa in più pena il rischio di diventare un super liceo. Di qui la scelta di puntare su forze nuove, reclutate con percorsi diversi: dopo sei anni lascerò un sistema di assunzioni basato non più sulla ricerca del consenso, bensì sulle competenze.

Resta il nodo del personale precario, sollevato di recente anche dai sindacati dopo l’annuncio di nuovi concorsi per docenti, tecnici e amministrativi.

Tengo a precisare che abbiamo stabilizzato tutti i precari del personale tecnico amministrativo, mentre non è possibile includere dottorandi o assegnisti di ricerca tra i precari, sono situazione diverse.

Durante il suo mandato è arrivata la vittoria di Esof2020.

Come ho già avuto modo di dire, Esof è una grande opportunità per la città e per la scienza, spero non sia solo una etichetta. Lo sviluppo nell’Est Europa è un tema fondamentale per la Ue, anche perché un’ulteriore guerra nell’ex Jugoslavia sarebbe devastante per l’Europa intera, per questo la scelta di Trieste di puntare sull’Est è stata vincente. Del resto è nel nostro Dna: anche UniTs ha avviato numerose collaborazioni con Slovenia e Croazia. Da due anni lavoriamo con Lubiana al “Research day”, ormai giunto alla terza edizione, e progettiamo eventi comuni con Fiume, capitale europea della cultura nel 2020. Abbiamo poi rapporti con Serbia, Albania e Montenegro, e stiamo gestendo anche “Adrion” la macroregione adriatico-ionica con progetti congiunti, tutte iniziative che hanno pesato nell’assegnazione di Esof2020.

L’altra grande sfida sarà riuscire a portare il mondo della scienza e della tecnologia tra la gente.

Come ho detto a Tolosa, esiste un triangolo con la scienza in alto, la tecnologia a destra e la società a sinistra, questo triangolo deve essere soggetto a forza centripeta che porta i vertici verso il centro. Negli anni passati questi tre elementi erano lontani: oggi c’è il pericolo che la scienza venga sorpassata dalle false verità, per questo è fondamentale portare la scienza tra la gente». —


 

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