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Trieste, il veterano della Dakar in piazza tra le enduro

Sfilata davanti al molo Audace per gli iscritti alla maratona motociclistica Harditaroad. Tra loro anche la “leggenda” Picco

2 minuti di lettura

TRIESTE «Pioggia? Poca. E quella poca ha tolto la polvere...». Franco Picco è una leggenda. Ha affrontato venticinque volte la Dakar. Due volte si è classificato secondo assoluto. Ieri, in piazza Unità d'Italia, appena scesi dalla moto, alcuni piloti che, come lui, nel fine settimana hanno partecipato alla Trento-Trieste e che, con lui, hanno costituito un gruppetto nel gruppone, gli si sono fatti attorno. «Picco… è stato un onore». E lui, che possiede le physique du rôle (classe ’52, ma dritto e robusto come una quercia) «Il piacere è stato mio. Mi avete fatto divertire». Sessantuno piloti sui sessantasette che hanno preso parte ad Harditaroad, la maratona enduro, hanno tagliato il traguardo finale, tra il Municipio ed il golfo.

Trieste: le enduro della maratona Grande Guerra schierate in piazza Unità

Non c'è graduatoria; non esiste classifica; non ci sono vincitori e nemmeno sconfitti. Si è trattato di una prova non competitiva, ma il solo fatto di avere avuto come obiettivo il percorrere 870 chilometri in 36 ore effettive ha concesso a molti l'opportunità di misurarsi con i propri limiti. L’enduro è una specialità del motociclismo che richiede tecnica e resistenza; la moto più adatta è quella che non lascia mai il pilota in panne. Né sull'asfalto, né sui sentieri. I partecipanti hanno seguito un tracciato che ripercorreva o intersecava le vie di comunicazione battute dall'esercito durante la grande guerra; una panorama punteggiato da cime di montagne, nuvole, mulattiere, salite ripide, discese a rotta di collo, fortini, polveriere dismesse, casematte. Poi, i greti dei fiumi, l'altopiano, le colline, le doline, i monumenti, le postazioni della memoria.

[[(MediaPublishingQueue2014v1) L'arrivo delle enduro]]

Nella notte tra sabato e domenica, la trasferta oltre frontiera, verso Caporetto, per ragioni tecniche è stata cancellata. «Non preoccupiamoci più che tanto di togliere; quello che deve rimanere è lo spirito, ed il rapporto tra chi partecipa», prosegue Picco. Sul percorso, Franco Picco ha rotto il filo della frizione. Ma è stato l'unico guaio. Isacco Balasso, uno dei marshal (i motociclisti della organizzazione, che si preoccupano del buon andamento) ripensa al percorso ed individua quello che secondo lui si è rivelato il punto critico: «Nella notte tra sabato e domenica, ad Auronzo di Cadore; il buio ha acuito le difficoltà del percorso. Il problema più comune? Le forature. In molti casi, per detriti moderni. Ma in qualche occasione per reperti antichi affioranti ancora adesso, dopo cent'anni, sui percorsi sterrati 1915-18». Ferruccio Giannini è muggesano. «Sono velista. Alpinista. Speleologo. Mi piace il silenzio; mi piacciono però anche i motori, l'avventura, i valori che le imprese di gruppo sanno trasmettere a persone di ogni età. Il momento più bello? La notte, quando tutti si arrangiano a riparare piccoli o grossi guai. Chiunque passa si ferma a chiederti: serve qualcosa?».

Sessantuno piloti sui sessantasette che hanno preso parte ad Harditaroad, la maratona enduro, hanno tagliato il traguardo finale, tra il Municipio ed il Golfo. Non c'è graduatoria; non esiste classifica; non ci sono vincitori e nemmeno sconfitti. Si è trattato di una prova non competitiva, ma il solo fatto di avere avuto come obiettivo il percorrere 870 chilometri in 36 ore effettive ha concesso a molti l'opportunità di misurarsi con i propri limiti. L'enduro è una specialità del motociclismo che richiede tecnica e resistenza; la moto più adatta è quella che non lascia mai il pilota in panne. Né sull'asfalto, né sui sentieri.

 

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