In 200 trasferiti da Gradisca per il via ai lavori del Cpr

Il prefetto di Gorizia: l’operazione fra oggi e lunedì, richiedenti asilo in varie regioni. Il cantiere nell’ex Cie in partenza a fine agosto, affidato al Genio Militare

GRADISCA Un maxi-trasferimento lampo. Mirato a svuotare completamente l'ex Cie di Gradisca - attualmente destinato a Cara - e a dimezzarne le presenze. L'obiettivo non è però il semplice "alleggerimento" fine a se stesso: si tratta invece del prologo ai lavori di riconversione della struttura in Cpr, un centro di detenzione amministrativa per i rimpatri.

Stavolta ci siamo: il Viminale ha dato mandato operativo a Prefettura e Questura di Gorizia per il parziale svuotamento di una delle due sezioni che compongono il principale centro immigrati della regione. A confermarlo - come ha già fatto con il sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig - è il prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello. «Da domani (oggi, ndr) a lunedì contiamo di completare un'operazione di alleggerimento delle presenze nell'ala dell'ex Cie che da alcuni anni era destinata a centro di accoglienza per richiedenti asilo - conferma -. Poco meno di 200 migranti saranno progressivamente trasferiti in altre strutture di diverse regioni. Un passaggio annunciato, propedeutico all'avvio dei lavori di adeguamento strutturale per il nuovo tipo di centri previsti dal Ministero dell'Interno». Sul quanto costino questi lavori, il prefetto preferisce il riserbo: «Sicuramente parecchio», si limita a rispondere.



Di certo c’è che il cantiere sarà affidato non a un'azienda privata, come in passato, ma in forma diretta al Genio Militare. «La roadmap del Ministero prevede che i lavori possano già partire entro agosto - anticipa Marchesiello - e la durata sarà di alcuni mesi. Potrebbero concludersi entro l'anno». Di fatto quello che negli ultimi anni è stato un vero “prolungamento” del vicino Cara durante l'emergenza-richiedenti asilo sul fronte goriziano (con picchi di 700 presenze) torna a essere una sorta di carcere per migranti irregolari da 80, 100 posti. I lavori prevedono quindi il ripristino di celle, sbarre, camere di parcellizzazione, videosorveglianza. Per Gradisca un ritorno a 12 anni fa, al 2006: si chiamava Cpt. E, come allora, quell'ala dell'ex caserma Polonio ospiterà non più richiedenti asilo, ma migranti irregolari: clandestini in attesa di espulsione o rimpatrio, o persone provenienti dal circuito carcerario che hanno perso il diritto alla permanenza nel Paese. «Una struttura totalalmente diversa e per certi versi complessa, che Gradisca e questa regione hanno imparato a conoscere in passato - così il prefetto di Gorizia -. E che richiederà anche un diverso tipo di presidio da parte delle forze dell'ordine. Ma su questo siamo in attesa di ulteriori comunicazioni».

Ma che ne sarà del vicino Cara, che con l'alleggerimento torna dopo anni alla sua presenza "certificata" da poco meno di 200 posti? Il centro di accoglienza continuerà forse a essere operativo, e se sì quanto a lungo? Due strutture diverse coesisteranno? «Sono decisioni politiche nel cui merito non posso entrare e che saranno prese in questi mesi - conclude Marchesiello -. Di certo due governatori regionali hanno espresso la volontà di giungere a un superamento del Cara, e questo è un elemento da tenere in considerazione». Proprio l’altro ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini, parlando alle Commissioni Affari costituzionali di Cmera e Senato, ha detto che «entro l’anno» saranno riattivati nuovi Cpr, uno dei quali da realizzare proprio attraverso «la riconversione» del centro di accoglienza per richiedenti asilo di Gradisca. —


 

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