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Nasce Belgrado sull’acqua, case di lusso dei nuovi ricchi

Primi inquilini nel mega-quartiere residenziale in costruzione che nasce in un’area degradata come simbolo dell’era Vucic grazie anche a capitali degli Emirati Arabi

STefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO Una vastissima area che fu, fino a qualche anno fa, zona depressa di vecchie case, magazzini e binari ferroviari. Area che, a partire dal 2015 – tra grandi promesse, forti polemiche e critiche ferocissime - si trasforma in un enorme cantiere, con edifici in costruzione, di alcuni dei quali si vedono solo le fondamenta, l’intero nuovo quartiere ancora lontano dall’essere realizzato. Ma oggi, alla fine, almeno uno dei grandi palazzi progettati è pronto. E accoglie i primi inquilini. Siamo a “Beograd na vodi”, Belgrado sull’acqua, «progetto di rilevanza nazionale» a spinta araba, fortemente sostenuto dal governo serbo. Futura Dubai balcanica e «orgoglio» della capitale per i tabloid che, in gran pompa, ha accolto nei giorni scorsi i suoi primi abitanti. Si tratta dei Vasiljevic, famiglia che ha fatto fortuna nel settore agricolo in Africa e Sudamerica, tornata in patria «per far crescere i figli».

Saranno loro i primi residenti delle “Bw Residences”, prima costruzione portata a termine, dove nei 20 piani altri trecento appartamenti di lusso attendono acquirenti dai portafogli gonfi. Secondo dati del Centro geodetico serbo (Rgz), il metro quadro più costoso in Serbia è proprio quello di una penthouse a Belgrado sull’acqua, 7.111 al mq – ma ce ne sono in vendita sui 2mila - cifre inaccessibili in un Paese dove il salario supera di poco i 400 euro. Forse i prezzi scenderanno quando anche altri edifici inizieranno a sorgere, in futuro, ma già ora «dalla sporcizia e dal brutto siamo riusciti a creare uno dei luoghi più belli», ha assicurato il presidente Vucic, ribadendo che il progetto, una volta completato – tra condomini, grattacielo “Kula Beograd” e shopping mall - sarà «il nuovo volto dell’intera Serbia». E «questo è solo l’inizio», ha fatto eco Mohamed Alabbar, miliardario degli Emirati Arabi e “motore” del progetto immobiliare, valore stimato tre miliardi di euro.

Progetto che in passato ha portato migliaia di belgradesi contrari in piazza. E che rimane ancora adesso fonte di accese discussioni. L’arrivo degli inquilini «è solo una manovra» di facciata «per acquisire consensi», ma lì avremo «un cantiere per più di trent’anni», assicura al Piccolo Radomir Lazovic, di “Ne davimo Beograd”, movimento da sempre in prima fila contro Belgrado sull’acqua. Progetto «pensato per usare fondi e beni pubblici per garantire profitti a un investitore privato, vicino al partito al potere», continua Lazovic. Che elenca poi tanti altri punti problematici. Otre alla scarsa trasparenza su contratti e progetti e al mancato coinvolgimento dei belgradesi nel piano di sviluppo, «terreni pubblici concessi gratis a privati, la Serbia che perde su di essi ogni diritto mentre gli investitori possono fare lì ciò che vogliono, demolizioni illegali» per cacciare i vecchi residenti dell’“anfiteatro sulla Sava”, «serie violazioni di leggi, minacce a chi critica». Si tratta di un «crimine contro la pianificazione urbana, una «città proibita» nel cuore di Belgrado, architettonicamente aliena, ha accusato anche il presidente dell’Accademia serba degli architetti, Bojan Kovacevic. Che però ormai deve essere terminata, per non lasciare un enorme cratere vuoto, nel cuore di Belgrado. —


 

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