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Lubiana denuncia Zagabria alla Corte Ue

Ma sulla decisione del governo scoppiano le polemiche. Il presidente Pahor: «Il passo spettava al nuovo esecutivo»

Mauro Manzin
1 minuto di lettura

LUBIANA

I tatticismi sono finiti, la diplomazia aveva fallito da tempo. Così come anche la Corte internazionale arbitrale. Il governo della Slovenia ha dunque depositato ufficialmente alla Corte europea la denuncia contro la Croazia per aver violato il diritto comunitario in base all’articolo 259 relativo al funzionamento dell’Ue nella vicenda relativa ai confini marittimi e terrestri tra i due Paesi.

Ma la decisione ha suscitato un vespaio di polemiche non tanto in Croazia - il Paese è praticamente “chiuso” per Mondiali di calcio in corso - quanto in Slovenia, dove sia le opposizioni sia il capo dello Stato Borut Pahor hanno manifestato la propria contrarietà all’atto. Non perché non siano favorevoli all’azione presso la Corte europea, ma perché avrebbero preferito che questa decisione venisse presa dal nuovo governo e non da un esecutivo che resta in carica per l’ordinaria amministrazione, anche se, sempre a termini di legge, poteva comunque decidere sul deposito della denuncia.




Se il governo Cerar al termine della seduta non ha rilasciato dichiarazioni affidandosi a uno scarno comunicato diffuso dal suo Ufficio di comunicazione, a parlare è stato innanzitutto il leader dell’opposizione e del Partito democratico (Sds), vincitore delle ultime elezioni politiche nel Paese lo scorso 3 giugno, Janez Janša. Janša che si è rifatto a quanto emerso nell’ultima riunione della commissione Esteri del nuovo Parlamento, in cui se la grande maggioranza dei componenti approva i contenuti della denuncia di Lubiana alla Corte europea, molti di essi ne bocciano la tempistica poiché era stato chiesto che a prendere tale decisione fosse il nuovo governo che ancora in Slovenia non c’è, dato che non c’erano immediate scadenze da rispettare.

Ma molto chiaro in materia è stato anche il presidente della Repubblica Borut Pahor. «Sarebbe politicamente molto apprezzato - ha detto Pahor - e sarebbe anche più ragionevole che la denuncia contro la Croazia fose depositata dal futuro esecutivo», anche perché, ha aggiunto il capo dello Stato, «non c’è alcuna fretta». Secondo Pahor il nuovo esecutivo avrebbe potuto esaminare di nuovo attentamente l’atto e magari tentare in extremis un ultimo tentativo di dialogo e mediazione con Zagabria.


Di parere opposto, invece, l’ex capo dello Stato, professore di diritto internazionale e già candidato alla carica di segretario generale delle Nazioni Unite, Danilo Türk. Solo due settimane or sono ha dichiarato in un’intervista al quotidiano di Maribor Večer che «qualsiasi dilazione nella presentazione della denuncia rischiava di essere letto come in un venir meno della nostra sicurezza nel passo che stiamo compiendo». —


 

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