Tecnici, amministrativi e professori Raffica di assunzioni all’Università

Stabilizzati 33 storici precari fra il personale non docente. In estate concorsi per associati e ricercatori. Altri bandi a ruota



Dopo l’estate all’Università di Trieste si avvierà un imponente reclutamento attraverso una serie di concorsi per ricercatori e professori, che si sommeranno a nuovi innesti di personale tecnico amministrativo e dirigenti. In realtà ci sarà una sorta di anticipazione già nel periodo estivo con il Consiglio di amministrazione dell’Ateneo che a giugno ha approvato concorsi per 10 professori associati ordinari, 27 ricercatori senior di tipo B (per legge dopo tre anni e con valutazioni positive diventano a tempo indeterminato) e altri tre junior.


In questo quadro va poi considerata la stabilizzazione di 33 precari tecnici e amministrativi, un percorso avviato nel 2014 e conclusosi pochi giorni fa grazie al decreto Madia; dall’Ateneo confermano che in ogni caso erano già state valutate soluzioni alternative per situazioni che si prolungavano anche da dieci anni. Per quanto concerne le nuove posizioni da mettere a bando nel post estate, al momento non si possono dare numeri precisi in quanto bisognerà capire come bilanciare un budget che viene definito comunque molto importante. Oltre ai professori e ai dirigenti ci sarà posto anche per funzionari di categoria D, quindi in possesso di una laurea.

Matteo Slataper, della segreteria provinciale della Federazione lavoratori conoscenza della Cgil, rimarca che la stabilizzazione dei 33 precari è una parte della questione e che la strada è ancora lunga. Oggi la Flc-Cgil, alle 17.30 nell’aula Ambrosino in piazzale Europa, terrà un incontro aperto al pubblico con la dirigente nazionale Claudia Pratelli e Giuseppe Montalbano, segretario nazionale Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani), per fare il punto sul precariato dell’Ateneo e della Sissa. «Tra queste due realtà – spiega Slataper – abbiamo circa 600 dottorandi che non sono ancora definibili come precari, anche se di fatto hanno problematiche simili e serve una soluzione a livello nazionale». A questi bisogna poi aggiungere «circa 280 assegnisti di ricerca incardinati anche in altri enti tipo Ogs, Cnr, Area; 50 ricercatori a tempo determinato e i professori a contratto di cui una parte ha un altro lavoro e un’altra deve mettere insieme più docenze in giro per il Nord Italia per arrivare a uno stipendio. Secondo una ricerca recente – rimarca Slataper – solamente il 3% degli 800 laureandi che ambiscono a fare ricerca verrà stabilizzato dalle università italiane». Il problema, per il sindacalista, è da ricercare nei pochissimi fondi che vengono stanziati: «Secondo l’Ocse solamente la Bulgaria è messa peggio».

Questa sera verrà inaugurato anche “Rights Hub”, lo sportello della Flc-Cgil pensato per i lavoratori precari della ricerca e dell’università. —



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