La Procura ferma i dragaggi di Barbana: il Noe sequestra sito e macchinari

La ditta di Venezia avrebbe scaricato i fanghi sulla barena sbagliata. Sotto inchiesta anche una dirigente regionale

GRADO Sequestrati fanghi e macchinari utilizzati per il dragaggio del canale lagunare di Barbana. I sigilli sono stati apposti dai carabinieri del Noe, il Comando Carabinieri Tutela Ambientale, Nucleo Operativo Ecologico di Udine, che si sono recati sul posto a bordo dei mezzi della Protezione Civile di Grado. Sequestrati una piccola gru, un gruppo elettrogeno, tubi e altri macchinari oltre a quella che possiamo definire la cassa di colmata che è stata artificiosamente realizzata a ridosso e sopra un tapo (banco di argilla con ricca vegetazione palustre) del canale dell’uomo morto.

In realtà andando verso Barbana quello precedente è conosciuto proprio come il “tapo de l’uomo morto” dove ci sono alcune croci. All’interno di quest’ultimo a quanto pare dovevano essere depositati i fanghi dragati mentre invece sono stati depositati su quello più verso Barbana che è attaccato al precedente. I Noe sono intervenuti su segnalazione della Procura di Gorizia e sui fogli affissi sui mezzi sequestrati c’è scritto che è un sequestro penale. Il foglio d’ordinanza è firmato dal capitano Di Rezze. Non ci sono notizie sul numero degli indagati, ma è sicuro che sia coinvolta una dirigente della Regione Fvg. Il provvedimento è stato comunque indirizzato al Rup, ovvero il responsabile unico del procedimento che doveva verificare la corrispondenza fra autorizzazioni e lavori effettuati o in corso.


Sotto inchiesta ovviamente la ditta che stava effettuando i lavori, ovvero i responsabili della Zeta di Venezia, ovvero la ditta che per conto della Regione ha l’incarico di dragare 10 mila metri cubi di fanghi da depositare nell’area retro barenale presente in adiacenza al canale. Che la bufera stesse montando lo si era immaginato ancora prima del “Perdòn de Barbana” quando, soprattutto venerdì. In zona infatti erano stati segnalati movimenti diversi da quelli consueti degli operatori del dragaggio. Probabilmente la Procura dopo le prime verifiche ha atteso che si svolgesse regolarmente la processione prima di dare il via all’operazione dei Noe con il sequestro avvenuto verso le 21 di lunedì dopo che erano stati redatti tutti i verbali.

Uno degli artigli meccanici utilizzati per i dragaggi in laguna: tutto sequestrato (foto Enrico Cester)

Ancora una volta, dunque, i dragaggi dei fanghi al centro dell’attenzione. Un argomento molto delicato secondo la normativa ambientale che ha visto sino a ora innumerevoli sequestri non solo a Grado anche se pare incredibile che non sia possibile depositare i fanghi scavati a consolidamento degli argini dei canali o degli isolotti che si trovano a ridosso dello scavo/dragaggio stesso.

Al di là delle procedure e dei passi futuri previsti per legge, rimane ora di capire quando potrà riprendere il lavoro di dragaggio. Con la bassa marea infatti si rischia davvero che qualcuno rimanga incagliato tra i fanghi. Fermo restando il rispetto delle regole e delle disposizioni si spera davvero che tutto proceda speditamente anche perché la Regione sta per partire pure con altri interventi che interessano il canale d’uscita da Grado in zona Porto San Vito. —


 

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